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Da alcuni anni sono referente per la dislessia e insegno nella scuola primaria di Argentera Canavese. Autrice della favola "Lucertolina e Mirtillina" del libro per bambini sui DSA "Abracadabra Lucertolina". Alcune mie favole sono state pubblicate in altri due libri per bambini editi dalla casa editrice Mammeonline; curo il forum DSA su un sito per mamme;ho relazionato ad incontri e convegni sui disturbi specifici dell'apprendimento. Ho presentato il libro sui DSA, di cui sono coautrice, al Salone del Libro di Torino. Ho conseguito la specializzazione polivalente presso l'Istituto G Toniolo di Torino, con il massimo dei voti.

lunedì 20 febbraio 2012

LE TABELLINE

Le tabelline sono l'incubo di generazioni di alunni. In realtà bisogna far comprendere che esse sono semplicemente una strategia di calcolo per eseguire velocemente le moltiplicazioni. Compito dell'insegnante è fornire dei metodi per raggiungere gli obiettivi ma non è detto che la strategia che funziona con uno funzioni anche con gli altri perché ognuno di noi ha modi di apprendimento personali.
Una prima strategia da insegnare è che la moltiplicazione e quindi la tabellina, altro non è che la "scorciatoia" dell'addizione ripetuta, strategia utile se ad un certo punto non si ricorda un prodotto o una sequenza, se il bambino sa che basta fare l'addizione ripetuta, è in grado di proseguire il calcolo. E' ovvio che il procedimento è più lento ma se l'obiettivo è quello di trovare il risultato di una moltiplicazione è giusto che il bambino lo trovi con il sistema a lui più congeniale. Questo vale soprattutto per i bambini con DSA che apprendono in modo diverso dai cananoni tradizionali.
Che senso ha accanirsi affinché imparino a memoria le tabelline?
Che senso ha pretendere che un bambino che ha difficoltà di memoria impari in quel modo le tabelline?
Bisogna insegnare la strategia di calcolo, bisogna insegnare la strada per arrivare al risultato anche se più lunga di quella tradizionale. E' vero che ai bambini con DSA è concesso l'uso della tavola pitagorica ma è altrettanto vero che ci sono diverse forme di discalculia e l'insegnante, come il genitore, devono provare ad insegnare delle strategie che stimolino la mente. Questo non significa che la tavola pitagorica o la calcolatrice non devono essere concesse, anzi!
Il bambino deve imparare che per contare deve usare uno strumento primordiale che madre natura gli ha concesso da sempre, le dita! Le dita sono un ottimo aiuto anche per trovare strategie che possono aiutare a ricordare i prodotti.
Io ne ho insegnati un paio a un bambino che sta studiando le prime tabelline.Lui non è discalculico ma non ha una memoria immediata pertanto fatica un po' .
Per la tabellina del 2 gli ho spiegato che le mani sono come uno specchio e se faccio 2X1 alzo il primo dito di entrambe le mani e leggo quante dita ho alzato. 2X2 alzo indice e pollice di entrambe le mani e vedo quante dita ci sono in tutto....così fino a 5X2. quando bisogna fare 2X6 si procede da capo come prima ma bisogna ricordare che prima di dire il prodotto bisogna metter davanti la decina, cioè, 2X6 alzo i due pollici perché il pollice è anche quello che alzo quando conto 6, vedo due se davanti gli metto 1, cioè la decina fa 12. In questo modo, che spiegato sembra complicato, ha imparato velocemente la tabellina.
Per la tabellina del 4 gli ho spiegato che i primi due prodotti sono solo unità, il terzo e il quarto hanno 1 decina, il quinto, sesto e settimo hanno 2 decine e come unità le stesse dei primi tre prodotti , l'ottavo e il nono hanno 3 decine.... Ciò che il bambino deve visualizzare è la posizione dei prodotti sulle dita e l'associazione della composizione del numero alle dita.
Ci sono bambini che riescono in questo processo di visualizzazione e bambini per cui risulta difficile, bisogna provare e verificare cosa succede!
Altro sistema sono le moltiplicazioni turche che potete imparare guardando questo sito http://blog.edidablog.it/blogs//index.php?blog=301&title=la_moltiplicazione_sarda_o_turca&more=1&c=1&tb=1&pb=1.
Alcune persone ritengono che lo studio di filastrocche in cui vengono inseriti i prodotti della tabellina da studiare siano un aiuto, in realtà sono una fatica ulteriore soprattutto per quei bambini che presentano difficoltà nella memorizzazione in quanto oltre ai numeri bisogna imparare frasi, rime e associazioni . L'invenzione di rime associate alle tabelline può essere efficace se è il bambino stesso a inventarle creandosi immagini mentali, ma i prodotti preconfezionati difficilmente sono efficaci. In alcuni casi funzionano se alle filastrocche sono associate delle immagine evocative del risultato.
In ogni caso studiare tabellina e filastrocca contemporaneamente può non dare il risultato sperato e frustrare ulteriormente bambino e famiglia!
Questa è la mia opinione a cui sono giunta attraverso sperimentazioni sul campo!

11 commenti:

  1. laura riassetto20 febbraio 2012 08:33

    Io da un po' di anni utilizzo il metodo delle strisce . Costruisco la striscia dei numeri pari e quella è la tabellina del due e fin lì tutto ok ! Poi faccio quella del 4 , uno sì e uno no di quella del due ( striscia parallela con n 2 -6-10 -14- 18 ) sbarrati ) ; proseguo subito con quella dell'8 -stesso metodo ; poi mi fermo un bel po' di settimane. Dopo inizio con la tabellina del 3 e quella del 6 e mi fermo ; 5 e 10 sono facilissime ; 9 le da e le u di ciascun numero sono gli amici del 9 su cui lavoriamo dalla prima 1+8 - 18 ; 2+7 -27 e cosi via. La tabellina del 7 non la faccio per nulla in seconda , lasciamo proprio le caselle bianche ; contano con la commutativa salvo il 7x7 49 che diventa la MASCOTTE della tavola pitagorica . MI PARE CHE FUNZIONI , NON HO PIU RISCONTRATO GROSSE DIFFICOLTA' SULLE TABELLINE . verifica sul pc ..... programma bellissimo ; risultati molto elevati . Se qualcuno vuole approfondire sono a disposizione .

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    1. Ciao Laura,
      il tuo metodo sembra molto interessante.
      Sarei molto grato se ci potresti dare una mano per aiutare mio figlio che è in terza elementare ed ha problemi di dsa.
      Ha difficoltà a imparare le tabelline pur essendo molto intelligente.

      Potresti darmi qualche dettaglio in più?
      La striscia del 4, per esempio, la prolunghi fino al 40?
      Quindi avrai strisce diseguali?
      Poi come procede esattamente il tuo metodo?

      Grazie mille.
      Paolo

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  2. Che bel blog! Vivo la strana condizione di essere insegnante precaria, appassionata di scrittura e dislessica. Sono capitata qui scrivendo un articolo sulla dislessia e sicuramente ci tornerò spesso

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  3. In questi giorni sono a casa tra una supplenza e l'altra e mi sto dedicando all'auto aggiornamento su un tema che, è chiaro, sento particolarmente mio. Mi sto rendendo conto che la mia ottica "strabica" mi fa vedere le cose in modo un po' diverso, anche se credo che più che altro ci voglia buon senso. Direi che il tuo blog ne è un esempio super positivo.
    Mi rendo conto che ci sono aspetti della dislessia che da fuori destano perplessità e visti dall'interno hanno un significato diverso.
    Faccio un esempio che credo possa applicarsi anche alle tabelline, anche se io, che non sono discalculica, non ho mai avuto problemi ad impararle. Si dice che il dislessico ha poca memoria, io penso che almeno per qualcuno il problema possa essere che sta già imparando a memoria molte cose. Le lettere per me da piccola erano buffi segni senza significato alcuno, difficilissimo associarli ad un suono. Mi veniva chiesto di farlo, bene, di ogni parola io imparavo (cercavo di imparare) a memoria l'esatta sequenza di questi buffi segni necessaria a scriverla correttamente. Se mi si chiedeva di leggere un pezzo che avevo già sentito cercavo di ripeterlo a memoria. Insomma, usavo già la memoria in molte operazioni e semplicemente non mi restava energia per imparare ancora altre cose. Se c'era anche una poesia o qualcos'altro da imparare, mi restava giusto quello spazio di memoria a breve termine, diciamo quella che utilizziamo per la lista della spesa, che ci resta in testa, se va bene, al massimo fino all'uscita dal supermercato. Questo creava l'esatto effetto "appena studiato è tutto ok e il giorno dopo nebbia totale"
    Detto questo, non ho strategie, salvo la testimonianza che, dopo i primi anni di elementari (fino alla quarta, più o meno) passati in questo modo, terminato lo sforzo di imparare il grosso del mio vocabolario come se le parole fossero segni unici senza significato, mi sono trovata con una memoria allenatissima e maestre e genitori allibiti. Dunque quali che siano le difficoltà di memorizzazione riscontrate da questi bambini nei primi anni delle elementari, non è detto che la memoria sarà per sempre il loro punto debole, anzi, e credo che questa prospettiva possa rassicurare le famiglie.

    Dico credo perché io lavoro alle medie e spesso mi ho a che fare con problemi ormai incancreniti (per non parlare del fatto che mi fermo in una classe solo il tempo di una supplenza) e spesso non so che pesci pigliare...

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  4. ciao Cristina
    è da un po' che ti seguo, ma non ho mai commentato ... oggi eccomi un po' velocemente, ma ritornerò con più calma anche per rileggermi il post ... sono stata attratta dal titolo perchè anche noi stiamo faticando con le tabelline e non abbiamo un attimo di tregua ogni settimana una nuova tabellina e per fortuna siamo arrivati a quella del 9!!!
    grazie e a presto Patrizia
    p.s. sono un'insegnante della provincia di Biella

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    1. I miei figli sono arrivati a quella del 10, Ave Cesare! ;O)

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  5. BLOG FANTASTICO!!!!
    mi ci sono imbattuta per caso cercando un'immagine di bimbi che mi serviva per il giornalino scolastico (di cui mi occupo). Insegno in una scuola media... proprio di matematica....mmmmm come condivido le tue parole e quelle di chi ha bloggato con te!!!!
    in classe ho due bimbi con dsa, ho una figlia in 3^ elementare che dall'anno scorso va dalla logopedista per i problemi di lettura e scrittura e ha anche problemi di acquisizione degli automatismi ecc ecc...di cui è pieno il blog.... Sono sul disperato andante perchè non vedo grossi miglioramenti...sono sempre più convinta che sia un dsa...e più mi documento più scopro che forse un po' lo sono anch'io...(ma le mie strategie le ho trovate, mi sono laureata...ma se ci ripenso...che fatica ho fatto!!) essendo un'insegnante sono la peggio mamma che mia figlia potesse avere...per quanto mi sforzi!
    Il tuo blog l'ho letto qua e là e mi è apparso subito di una CHIAREZZA meravigliosa...ho intenzione di approfondire...magari coinvolgendo mio marito...
    dici le cose in modo SEMPLICE ma che arriva all'ANIMA.
    grazie!
    PS. mia figlia ha un'insegnante che è anche la referente dsa x la scuola....non potete sapere che razza di persona meschina, ignorante, cattiva essa sia...soffro tantissimo.

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    1. Carissima Clan,
      GRAZIE :O)

      Per fortuna molti insegnanti, oggi, sono attenti a queste problematiche, se penso a quando eravamo piccole e frequentavamo le medie (perido peggiore per un dsa....)e all'ignoranza dei prof di alloa, mi vengono i brividi! Grazie a dio il modo d'insegnare sta cambiando anche se esistono ancora molti docenti incapaci e insensibili ma le persone inette esistono in ogni campo lavorativo bisogna solo avere la capacità e la fermezza di affrontarle per il bene dei bambini. Purtroppo queste persone sono convinte che certe metodologie "regalino" i bei voti e siano "sconti di pena" senza capire che non si regala niente a nessuno (ai miei alunni non ho mai regalato nulla!)ma si pretende esattamente come si pretende da chiunque altro, semplicemente si cambia sistema d'insegnamento. Come insgenante devo verificare che il mio alunno abbia capito e acquisito delle competenze arrivando all'obiettivo, il come lo fa è molto relativo perchè nemmeno noi adulti arriviamo allo stesso risultato percorrendo la stessa strada.
      Il fatto di essere mamme-insegnanti è spesso faticoso non solo per il bambino ma anche per noi in quanto siamo deformate professionalmente e, soprattutto, sentiamo, vediamo, siamo consapevoli di pregiudizi e di atteggiamenti sbagliati che spesso vediamo nei nostri colleghi. Tenere un atteggiamento distaccato e obiettivo è molto difficile. Dico sempre che è molto più facile educare e insegnare ai figli degli altri che non ai propri!

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