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Da alcuni anni sono referente per la dislessia e insegno nella scuola primaria di Argentera Canavese. Autrice della favola "Lucertolina e Mirtillina" del libro per bambini sui DSA "Abracadabra Lucertolina". Alcune mie favole sono state pubblicate in altri due libri per bambini editi dalla casa editrice Mammeonline; curo il forum DSA su un sito per mamme;ho relazionato ad incontri e convegni sui disturbi specifici dell'apprendimento. Ho presentato il libro sui DSA, di cui sono coautrice, al Salone del Libro di Torino. Ho conseguito la specializzazione polivalente presso l'Istituto G Toniolo di Torino, con il massimo dei voti.

domenica 12 luglio 2009

BAMBINI DISLESSICI O CATTIVI INSEGNANTI?

Questo è un articolo comparso su Varese news http://www3.varesenews.it/scuola/articolo.php?id=146362

La scuola italiana sta vivendo in questi ultimi anni cambiamenti che ne stanno snaturando l’essenza e la funzione: istruire e formare le nuove generazioni.Da un decennio circa la scuola è sotto osservazione e "monitorata" da enti e associazioni pubbliche e private, estranee al mondo della scuola, che stanno proponendo soluzioni insolite, inusuali e di dubbia efficacia, per risolvere le problematiche legate all’istruzione.Con l'utilizzo di screening e progetti vari, l'attenzione è stata deviata dalla vera didattica per incanalarla verso problematiche di carattere medico-psicologico che nulla hanno a che fare con l’ambiente scolastico, nella ricerca e individuazione di presunti disturbi psichici negli studenti.Preoccupanti in particolare sono le iniziative anche a livello istituzionale in merito ai cosiddetti disturbi dell'apprendimento, come “dislessia”, “discalculia”, “disortografia”, ecc.. Con una manipolazione del linguaggio si sta cercando di far passare per “disturbi” di origine neurologica gli errori nella lettura, nella scrittura e nel far di conto dei nostri alunni, errori che esistono da sempre.Oggi in molte scuole dove queste teorie sono entrate, un ragazzo che fa errori di scrittura, calcolo o lettura, viene segnalato, certificato poi come dislessico, disortografico o discalculico e con questa certificazione seguirà poi percorsi individualizzati alla stregua di un portatore di handicap o di un diversamente abile, come dir si voglia, in quanto le sue difficoltà vengono stigmatizzate e tradotte in “disturbi mentali”.Sulla base di queste “teorie”, chi non potrebbe avere un disturbo dell'apprendimento ed essere al riparo da una diagnosi psichiatrica?Qualunque insegnante può trasformare un alunno in un soggetto affetto da tale disturbo: è sufficiente che spieghi male o che non sappia insegnare.Attualmente c'è addirittura in discussione in Commissione Istruzione al Senato una legge sulla dislessia che tra le altre, cose sollecita screening di massa preventivi in tutte le scuole, a partire dalla scuola dell'infanzia. Sulla base di test cronometrati e con punteggi del tutto arbitrari, i bambini che non rientrano nei parametri saranno i futuri disabili incanalati in un percorso scolastico differenziato, che ne farà degli incapaci.Ad esempio in un alunno che fa errori nella lettura non solo non vengono individuate le parole che non ha capito e che lo portano a sbagliare, ma gli viene inculcata l'idea che i suoi errori sono dovuti ad un suo disturbo mentale e che per questo non dovrà più leggere, ma potrà utilizzare strumenti sostitutivi, come ad esempio audio libri. Per tutta la vita non solo non migliorerà le sue capacità, ma non ci proverà neanche. Alla fine di un percorso di studi avremo un bambino che non saprà leggere, convinto di essere portatore di un handicap per sempre. Come si può considerare questo un aiuto o la risoluzione di un disagio?Per non parlare dei genitori, che si troveranno i propri figli etichettati disabili, parcheggiati in una scuola che non ha tenuto in nessun conto i percorsi educativi e didattici intrapresi, le unità di apprendimento affrontate in classe, l’ambiente familiare e il contesto sociale in cui sono inseriti, né tanto meno la possibile incapacità dei docenti di trasmettere il sapere. Avremo una scuola che si limita, attraverso degli “specialisti”, a discriminare gli studenti sollecitando il corpo docente ad utilizzare strumenti compensativi e misure dispensative. Questi alunni passeranno da una classe all'altra senza aver acquisito alla fine neanche la strumentalità di base necessaria alla loro autonomia, destinati ad un sicuro fallimento, ad un abbandono scolastico con effetti negativi a pioggia su tutta la nostra società.Riteniamo che sia la scuola a dover essere migliorata, indirizzandosi in particolare alle metodologie didattiche e alle programmazioni funzionali, ponendo particolare attenzione sulla qualità dell'insegnamento piuttosto che su presunte incapacità genetiche dell'alunno. Occorre riportare la scuola alla sua funzione didattico-educativa, così che possa dare un reale contributo alla società in termini di persone istruite e competenti.Pertanto noi, insegnanti e genitori, chiediamo che vengano messe al bando queste dannose e demagogiche teorie “innovative”, perché è in gioco il futuro dei nostri figli e della nostra società.

Avv. Andrea Di Francia vecchio insegnante e nonno
Dott.ssa M. Paola Casali genitore/pedagogista
Andrea Pirrone genitore/insegnante
Andrea Trentini genitore/educatore
Antonella Nesti genitore
Domenico Mileto insegnante
Chiara Masiero zia
Angelo Lunetti genitore
Denise Fasanelli zia
Andrea Vice genitore
Laura Gatti genitore/insegnante
Celestina Schmidt genitore
Antonella Raschetti insegnante
Marco Pezzotti genitore
Paola Leonardi genitore/insegnante
Mario Casiraghi genitore
Maria Vallias genitore
Annalucia Mantovani genitore
Giovanna Leone insegnante
Marina Pogliani genitore
Marta Padova insegnante
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QUESTA LA RISPOSTA DELL'ASSOCIAZIONE OSDISLESSIA
Siamo un’associazione senza scopo di lucro. Ma, prima di tutto, siamo famiglie. Siamo genitori di bambini con diagnosi di DSA e adulti con DSA cresciuti in un mondo che non teneva in alcun conto il nostro disagio. Nasciamo “dal basso”, nel territorio. Raccogliamo ogni giorno storie di dolore di bambini e di genitori disorientati. È con dispiacere e preoccupazione che, leggendo una certa “lettera aperta” inviata come comunicato stampa da un gruppo di insegnanti e genitori, apprendiamo come parte del mondo della scuola si sta preparando ad accogliere la nostra legge. Nostra, perché finalmente riconosce quello che siamo, e ci fornisce le opportunità di accedere al sapere che tutti gli altri hanno. Nostra perché abbiamo raccolto e ancora stiamo raccogliendo le firme per una petizione popolare (http://www.petitiononline.com/amicar01/petition.html). Questo gruppo di insegnanti e genitori vuole denunciare tutti i mali che si abbatteranno sull’intera società a causa di questo cambiamento. Bisogna, secondo loro, fermare tutto ciò che loro stessi definiscono “insolito e inusuale”. Che poi sia o meno efficace ci sembra alquanto strano giudicarlo a priori. I dubbi possono essere anche leciti, se non fosse per il fatto che nel resto del mondo questi metodi così inusuali stanno portando dei buoni risultati. In Ungheria (non in Svezia) una legge sulla dislessia esiste dal 1993. Ma vogliamo parlare della lettera, delle argomentazioni che sono state addotte come motivo per incitare gli insegnanti a rifiutare questa legge.
• Non è vero che si vogliono far passare per disturbi dei semplici errori. I ragazzi che vengono definiti “con Disturbo Specifico dell’Apprendimento” (DSA) devono essere diagnosticati e certificati da un medico. Riteniamo che un medico specialista (un neuropsichiatra infantile) che ha per anni studiato questa materia abbia più strumenti rispetto ad un nonno, ad un genitore e perfino rispetto ad un insegnante per capire se un ragazzo ha o meno un disturbo di origine neurologica. Non devono preoccuparsi gli insegnanti: ci saranno ancora degli alunni che faranno degli errori ai quali potranno rimediare. Destino vuole che ci siano invece anche dei ragazzi che non possono oggettivamente farlo.
• Il monitoraggio e la eventuale segnalazione da parte degli insegnanti dei ragazzi “a rischio DSA” è importantissima. Gli insegnanti hanno un osservatorio unico, un punto di vista privilegiato anche rispetto agli stessi genitori, poiché essi possono fare confronti tra ragazzi con lo stesso grado di sviluppo e pari intelligenza. Dopo la eventuale segnalazione, il ragazzo in questione verrà comunque valutato da un medico e sarà quest’ultimo, non l’insegnante, sulla base di tecniche diagnostiche già sperimentate e riconosciute, a formulare o meno una diagnosi. I ragazzi con DSA non sono da paragonare ai portatori di handicap (che, nella lettera in cui abbiamo avuto la ventura di imbatterci, vengono trattati con un po’ di disprezzo, o almeno questa è la nostra impressione). Se così fosse, avrebbero già una legge di riferimento (ahi, Avv. Andrea… lei non ne ha mai sentito parlare?). Si tratta della Legge n. 104 del 5 febbraio 1992, "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 17 febbraio 1992, n. 3. I ragazzi con DSA non rientrano in questa legge.
• Sulla possibilità di trasformare un ragazzo in disturbato mentale da parte di un insegnante, rimaniamo a bocca aperta. Un ragazzo con DSA non è un disturbato mentale, bensì una persona che ha un disturbo specifico che riguarda solo e unicamente l’apprendimento. Si tratta di una IMPOSSIBILITA’ CONGENITA nel poter leggere (o scrivere, o far di calcolo). Prendete un bambino che ha eseguito i test cognitivi ed è risultato pari o leggermente o anche molto superiore alla media come intelligenza (come succede molto spesso ai ragazzi con DSA). Eppure quel bambino ha difficoltà a leggere. Quando tocca a lui farlo a voce alta davanti alla classe comincia a stare male, a sudare. E legge male, ancora peggio di come potrebbe farlo. Quel bambino semplicemente NON PUO’ leggere come gli altri perché NON PUO’ automatizzare i meccanismi della lettura. Grazie a questi metodi “inusuali” questo bambino potrà apprendere come tutti gli altri. Ci chiediamo,poi, quanto impreparato possa essere un insegnante che non riesca ad insegnare le basi della lettura ad un bambino intelligente. Come mai questo insegnante non riesce a passare il suo sapere solo ed unicamente a quel bambino mentre tutto il resto della classe invece impara? Se un’intera classe non fa progressi a causa dell’ incapacità di un insegnante, siamo sicuri che non passerebbe molto tempo prima di un intervento decisivo da parte dei genitori.
• Come può un gruppo di insegnanti e genitori sapere come avviene la diagnosi e giudicare “arbitrari” dei criteri diagnostici utilizzati in tutto il mondo?
• La diagnosi di DSA non farà di questi bambini dei disabili né degli incapaci (e continuiamo ad avere la sensazione di un certo disprezzo nell’uso di questi termini, a dispetto dell’integrazione scolastica, campo in cui la nostra scuola è all’avanguardia), bensì darà loro gli unici mezzi che possono dare loro accesso al sapere alla pari con tutti gli altri.
• Un bambino con DSA non ha i mezzi per poter migliorare, anche se ci mette tutto il suo impegno, tutta la sua dedizione. Gli strumenti compensativi come gli audiolibri, citati nella lettera aperta, sono indispensabili perché un ragazzo che non può leggere bene come gli altri possa, appunto, capire. Perché un ragazzo con DSA, lo abbiamo già detto, è intelligente e può capire se gli si danno gli strumenti giusti. Questi strumenti non saranno dati in modo indiscriminato ma ad ognuno verrà dato quello giusto, quello che gli serve (e questi strumenti saranno suggeriti da un medico), perché ogni ragazzo è diverso dall’altro. Vorremmo ripetere ancora una volta questo concetto: questo non fa di lui un portatore di handicap. È un aiuto perché un bambino intelligente che ha difficoltà a scuola ha bassa stima di sé, è un aiuto perché queste difficoltà lo espongono ad umiliazioni. Se non vogliamo andare avanti, vogliamo tornare indietro? Vogliamo tornare al cappello a cono con le orecchi d’asino o alle tirate d’orecchie?
• Come abbiamo già avuto più volte modo di dire, questa legge non “etichetta” nessuno come disabile. Da quanto ci risulta, allo stato attuale delle cose i bambini con DSA sono invece spesso etichettati dagli stessi insegnanti e dai compagni. Le etichette usate sono “asino”, “buono a nulla”, “fannullone”, “sfaticato”. E potremmo andare avanti a lungo. Dei genitori consapevoli e informati sanno bene che ORA i loro ragazzi sono discriminati e che i docenti, grazie proprio a quegli strumenti così disprezzati nella lettera aperta, potranno trasmettere il loro sapere a tutti, anche ai bambini con DSA. Destinati ad un sicuro fallimento sono i ragazzi la cui diagnosi non viene fatta, a cui si continuano ad applicare le etichette di cui sopra e sono questi ultimi i maggiormente esposti al rischio di abbandono scolastico. Già, perché molti ragazzi con DSA abbandonano la scuola, e qualcuno riesce a convincerli che in effetti sono dei buoni a nulla. Ci sono casi di bambini piccoli con sintomi di depressione e propensione al suicidio. Certamente, per voi insegnanti sarà una rivoluzione e non c’è dubbio che è più facile addossare la colpa alle mamme (che sono le solite, troppo apprensive… un tempo addirittura si addossava loro la colpa dell’autismo infantile!), è più facile riempire i quaderni di segnacci rossi e di “appellativi”. Eppure ci sono anche degli insegnanti disposti ad accettare questa “novità”. Perché la scuola deve essere un monolite, qualcosa di rigido ed enorme che non deve mai cambiare, che non deve adeguarsi alle nuove tecnologie? Perché non dobbiamo liberarci delle vecchie idee e dei vecchi pregiudizi? Per favore, fate uno sforzo e dimostrateci che siete capaci di adeguarvi ai tempi, di aiutare le persone, di capire le sofferenze. Mettetevi in gioco per aiutarci. Vogliamo credere che ci starete accanto nel limitare una sofferenza che a volte è veramente molto grande e pesante da sopportare. Vogliamo credere che la nostra scuola è ancora all’avanguardia, che è ancora dinamica e capace di cambiare laddove c’è bisogno di un cambiamento per il bene di tutti. Il noto dislessico (e fisico) Albert Einstein, si sentì dire un giorno da un suo insegnante che non avrebbe mai concluso niente nella vita. A dirla con lui, è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio. Con molta speranza vi salutiamo OSD - Organizzazione a sostegno della Dislessia, a nome di tutti i bambini con DSA e dei loro genitori.
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QUI POTETE TROVARE ALTRE RISPOSTE AI FIRMATARI E ALL'ARTICOLO CHE SPIEGANO IN MODO CHIARO CHE COSA SONO LA DISLESSIA E I DISTURBI DELL'APPRENDIMENTO CONTROBATTENDO ALLA DISINFORMAZIONE E ALLE INESATTEZZE COMPARSE NELL'ARTICOLO. LA PUBBLICAZIONE DI SCRITTI COME QUELLO DEL VARESE NEWS SE DA UN LATO DANNO VOCE A UNA DIVERSA OPINIONE, DALL'ALTRO SONO DEVIANTI E PERICOLOSI PER CHI HA UNA CONOSCENZA SOMMARIA DEL PROBLEMA, PER CHI HA GIA' DEI PREGIUDIZI E PER CHI NON HA MAI SENTITO PARLARE DI DISLESSIA E DISTURBI DELL'APPRENDIMENTO. BASTA AVERE UN MINIMO D'INFORMAZIONE PER RENDERSI CONTO DI QUANTA IGNORANZA TRASPARE DALLE PAROLE DEI FIRMATARI. LA COSA SCONCERTANTE E' CHE TRA DI LORO CI SONO INSEGNANTI, PEDAGOGISTI ED EDUCATORI......

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