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Da alcuni anni sono referente per la dislessia e insegno nella scuola primaria di Argentera Canavese. Autrice della favola "Lucertolina e Mirtillina" del libro per bambini sui DSA "Abracadabra Lucertolina". Alcune mie favole sono state pubblicate in altri due libri per bambini editi dalla casa editrice Mammeonline; curo il forum DSA su un sito per mamme;ho relazionato ad incontri e convegni sui disturbi specifici dell'apprendimento. Ho presentato il libro sui DSA, di cui sono coautrice, al Salone del Libro di Torino. Ho conseguito la specializzazione polivalente presso l'Istituto G Toniolo di Torino, con il massimo dei voti.

sabato 24 novembre 2007

L'ESPERIENZA DI UNA FAMIGLIA

Vi riporto la lettera che la famiglia di una bimba dislessica ha scritto agli organi di stampa .


" Cari bambini, cari genitori e cari insegnanti oggi vogliamo raccontarvi la storia di una bambina che ama i libri ma non li vuole leggere. Aisha (usiamo questo nome perché questa è la sua Winx preferita!) ha 8 anni. I problemi di Aisha sono iniziati con l’ingresso in prima elementare. Già dai primi giorni di scuola Aisha non parlava mai di sua volontà di cosa avesse fatto a scuola e anche su richiesta non sapeva rispondere, non ricordava che lettera fosse stata presentata e se avesse qualcosa da fare per i compiti a casa. Da subito è sembrato strano che una bambina giudicata la migliore della sua classe dalle maestre della materna fosse così “strana” riguardo la scuola, non avesse curiosità per imparare, non cercasse di riconoscere le lettere. I dubbi sono aumentati quando abbiamo visto che aveva serie difficoltà a scrivere, si stancava molto facilmente e piangeva. Spessissimo scriveva speculare e non capiva la differenza tra scrivere da sinistra verso destra o viceversa, spesso non sapeva con che mano scrivere. A tutto ciò si aggiunga che Aisha ha uno zio materno dislessico e un cugino di parte paterna dislessico Ai primi colloqui della prima elementare è stato chiesto alle insegnanti se avessero notato qualcosa di strano nell’apprendimento di Aisha, se leggeva correttamente, se avessero notato la scrittura speculare, l’uso di sinonimi nella lettura, la difficoltà di riconoscere in particolare le lettere p b q d, l’incapacità di scrivere correttamente Cagliari (cioè l’incapacità di scrivere il gruppo gli). La risposta è stata unanime “tutto nella norma”! Aisha fa così, ma cambierà, non si può certo parlare di dislessia, altrimenti in classe ci sarebbero anche altri bambini che hanno gli stessi problemi!E’ tutto normale in prima elementare. Le insegnati in blocco hanno iniziato a convincersi che Aisha non avesse difficoltà di apprendimento, ma difficoltà dovute alla famiglia, all’essere la figlia maggiore, alla scarsa considerazione in casa e alla necessità di attirare l’attenzione dei genitori. Questa presa di posizione per noi genitori è stata gravissima, mettere in discussione i nostri rapporti familiari per non accettare una oggettiva difficoltà di Aisha. Siamo comunque andati avanti per la nostra strada e abbiamo fatto fare alla bambina i test per chiarire di quale natura fossero le sue difficoltà. Certo non si è avuta la diagnosi di dislessia per l’età della bambina (6 anni e mezzo quando le sono stati somministrati i primi test), ma sono state individuate diverse aree in cui si è reputato necessario intervenire. La relazione dell’equipe è stata consegnata alle insegnanti, ma non si capisce se sia stata letta! O capita! Ai colloqui finali della prima elementare abbiamo avuto conferma che le maestre non credevano neanche alla relazione medica: una non capiva la necessità di spendere soldi per la terapia, una continuava a ripetere “è per i fratelli, vuole attirare l’attenzione”, un’altra ci ripeteva che Aisha non aveva problemi ma era chiacchierona! In questa occasione siamo venuti a conoscenza di un episodio, mai riferitoci dalla bambina, in cui una maestra ha rimproverato la bambina davanti alla classe e ha addirittura chiesto alla classe “come legge Aisha?” e la classe ha risposto “male!”. Questo è stato il primo anno alla scuola elementare. Una tragedia per noi genitori costretti a scelte difficili sia sul piano lavorativo, sia riguardo gli equilibri familiari in particolare con i fratelli che notavano una particolare attenzione proprio nei confronti di Aisha. Durante tutta l’estate Aisha ha continuato gli incontri (2 volte per settimana) con la psicologa dell’apprendimento che la segue. In seconda elementare sono arrivate due nuove maestre che non sapevano delle difficoltà di Aisha e così sono comparsi per la prima volta voti diversi “benino”, “rifai”, “stai attenta”. A ottobre-novembre 2006 Aisha ha rifatto i test e anche in questo caso tutta la documentazione è stata consegnata alle insegnanti. Ma un’insegnante rimane convinta che è ancora tutto nella norma e che Aisha non aveva bisogno di essere rinforzata da una terapia “ma se la famiglia decide così….”, le maestre nuove dicono di non aver trovato niente di strano (molti bambini sono così ma poi cambiano), non sanno quasi nulla o nulla sulla dislessia e sulle difficoltà di apprendimento, dicono che vogliono collaborare. Ora, tutto ciò farebbe pensare ai presupposti per una collaborazione scuola-famiglia-terapista. Purtroppo non è proprio così. Noi non sappiamo mai cosa succede a scuola, se nostra figlia segue o meno, se ha compiti a casa, se deve studiare, finire un compito, nulla. Faccio un paio di esempi: i quaderni di Aisha per almeno una settimana rimangono puliti, non scrive nulla a scuola, non ha compiti a casa, sul diario non c’è traccia di nulla. Viene il sospetto che qualcosa non vada e quando si va a scuola si scopre che la maestra aveva detto alla bambina di voler parlare con i genitori. Noi abbiamo capito che c’era bisogno di andare a sapere qualcosa, ma per una settimana nessuno ci ha convocato. Ma il suo diario è pulito, nelle pagine dove scrive non si capisce: le parole non sono complete o mancano, a volte non si decifra cosa ha scritto e lei non si ricorda. I nostri rapporti con le maestre sono cordialmente tesi, nel senso che in classe ci sono bambini che a loro giudizio sono più problematici. Non c’è la segnalazione delle sue difficoltà a scuola, dei suoi errori più frequenti per aiutare la terapista a fare un lavoro mirato e che, quando è possibile, vada di pari passo con le attività svolte in classe. Alla fine della seconda elementare Aisha fa nuovamente i test e finalmente, sia per l’età sia per la classe frequentata, è possibile avere una diagnosi di dislessia. Ora Aisha sa di essere dislessica, non le è stato nascosto! Anzi, ora nostra figlia sa per quale motivo ha difficoltà a leggere e scrivere, sa di essere come lo zio e il cugino e ne è fiera! Sa di essere come Walt Disney! Perché vi abbiamo raccontato questa storia? Perché sappiamo che molti bambini sono come Aisha e aspettano solo che qualcuno si accorga che non sono svogliati, pigri o peggio ancora stupidi! I dislessici sono persone che apprendono in modo differente. Sono persone che per un verso hanno un marcia in più, ma per il verso scuola hanno troppe marce in meno. Ai bambini diciamo: coraggio, abbiate la forza di dire quale è la vostra difficoltà… e se non con le parole… con un disegno. Ai genitori diciamo: coraggio, abbiate la forza di sostenere i vostri figli… e se non con le parole… con gli abbracci. Agli insegnanti diciamo: coraggio, usate la vostra posizione nella scuola per comprendere e aiutare chi ha difficoltà di apprendimento… e se non con le parole… con l’affetto. A chi non sa cosa sia la dislessia diciamo: in Italia esiste un’ associazione AID, diffusa su tutto il territorio, cercateli sapranno aiutarvi. Un saluto caloroso a tutti.

Mamma e papi "

19 commenti:

  1. La mia esperienza con la dislessia, come madre, è iniziata più o meno nel 92, forse anche prima. La mia bellissima e acutissima, intelligentissima bambina, che riusciva ad imparare e ricordare e fotografare nella sua mente qualsiasi cosa, aveva grandissime difficoltà con la penna, la matita... Il primo giorno di scuola forse era l'unica a non saper scrivere il suo nome, persino il nostro piccolo vicino di casa, primogenito in una famiglia molto ai margini, con genitori estremamente ignoranti, sapeva già scrivere il proprio nome.
    Il mio angioletto invece... non sapeva copiare quei segni, non riusciva a riprodurli nemmeno se facevo dei puntini da collegare fra loro, non capiva DOVE riprodurli e così delle oscene letterine, ora giganti, ora in miniatura erano sparse per il foglio in ordine assolutamente causale.
    Questa situazione è cascata sulla nostra giovane famiglia devastandola. Tutti i nostri ritmi hanno subito delle variazioni, tutto ciò che nei ricordi della mia esperienza con la scuola era stato facile e interessante e stimolante, con mia figlia diventava difficile, è diventato irraggiungibile e incomprensibile. Ogni giorno era scandito dai ritmi scolastici, quando la mia bimba tornava a casa potevo concederle solo il tempo per mangiare e poi si cominciava con i compiti, che non erano oggettivamente difficili, ma lo erano infinitamente per lei. Non finivamo mai, io non sapevo più che metodo usare per farmi capire da lei, ma non intendevo farli al posto suo, desideravo che Lei imparasse e non volevo insegnarle a barare! Alle 22.00 puntualmente il suo viso era paonazzo, il suo sguardo triste e sfinito, e il termometro confermava che aveva la febbre. Al mattino puntualmente c'era il mal di pancia, povera piccola sembrava la stessi mandando con un cucchiaino a spalare una montagna. Il tempo passava e cresceva il numero delle informazioni che non riusciva ad immagazzinare, io mi spaventavo perchè pensavo che non avrebbe mai recuperato visto che il tempo non le era sufficiente nemmeno per la routine. Nella sua vita non c'era posto per null'altro: solo scuola e compiti, niente giochi con gli altri bambini, niente sport, niente danza... Invece ricordate il bambino di cui ho scritto all'inizio? Lui, senza l'aiuto di nessuno in un attimo faceva tutti i compiti e dopo giocava con i suoi 3 fratellini, fuori in strada nel vicoletto in cui abitavamo. Noi dentro a provare a vincere la nostra battaglia quotidiana con i libri ed i quaderni e loro fuori a giocare e strillare allegramente. Ad un certo punto parlai con la madre per chiederle come facesse il figlio e lei mi rispose che erano facili i compiti, che il figlio li faceva da solo, in un attimo li finiva e che aveva i quaderni pieni di bei voti. Restai perplessa, i nostri quaderni erano pieni di compiti incompleti, a casa ci mettevamo un secolo e dovevamo completare anche quello che a scuola non aveva finito. Sul foglio c'era scritto "sei lenta" e tanti sinonimi. Decisi di parlare di questo problema con le maestre, non capivo cosa, ma qualcosa "certamente" non funzionava a dovere. Nessun dubbio però sull'intelligenza di mia figlia, che continuava ad essere acutissima in tutto ciò che non coinvolgeva la scuola. Era la nostra prima e unica figlia e questo bastò a farla catalogare come VIZIATA, povera piccola, non le perdonavo nulla, non le davo tregua e la scambiavano per una viziata. Naturalmente non mi fu risparmiata nemmeno la solita "è molto intelligente ma discontinua, se si applicasse con più regolarità...", naturalmente non serviva che dicessi che i compiti impegnavano tutta la nostra vita, che la nostra famiglia non aveva più vita sociale, che l'unico lusso che ci concedevamo era quello di andare a "dormire" la notte!
    Gli anni son passati, ma la situazione non è mai cambiata, nessuno poteva sostenere che Mulè non fosse intelligente, quindi tutti sostenevano che il suo impegno non era costante, tutti i pomeriggi ho dovuto rintracciare qualcuno che avesse scritto per intero i compiti sul diario e quindi affiancarla nello svolgimento. Son finite le elementari e siamo passati alle medie, è cambiato il nome della scuola ma non il risultato. Ancora una volta nessuno è riuscito a darmi una mano a capire perchè Mulè avesse così tanta difficoltà a capire che si scrive "bambino" e non "banbino", "infatti" e non "in fatti", "utile" e non "uttile" e mille altre cose. Dopo le medie arrivano le superiori e le idee della mia donnina erano assolutamente chiare: Adoro toccare il fango, voglio fare la scuola d'arte! Per lei la scuola era una tortura quindi perchè non assecondare il suo desiderio, meglio soffrire per una passione no?! La scuola d'arte stava a 60 Km, ma le abbiamo insegnato a prendere i mezzi (pullman e treno) e a far la strada per arrivare a scuola e tutto è andato a posto. A studiare con lei ero abituata e questo ho continuato a fare. Il primo anno i risultati sono stati buoni. Insegnanti disponibili, accettavano interrogazioni a porzioni, senza saperlo applicavano dispensativi e compensativi che le permisero di sopravvivere. Il secondo anno la sua classe è stata smistata fra altre 3, con la conseguente perdita di questi professori. Risultato: il secondo giorno di scuola sapeva già che sarebbe stata bocciata. Pensate un pò? E' stata bocciata! In tutto questo percorso nessuno però, ha mai pronunciato le parole Dislessia o DSA, son passati quasi altri 2 anni prima che questo pensiero sfiorasse la mia mente. Davanti ad un semplice compito da "leggi il testo e rispondi alle domande" Mulè esplose a piangere: "questo compito è impossibile per me, per capire ciò che c'è scritto devo leggere almeno 6 volte tutto, non finirò mai e ho tanto altro da fare" davanti a tanto sconforto ho capito per la prima volta che la lettura così tanto spedita era assolutamente inutile: Mulè leggeva bene ma il contenuto era per lei oscuro, quanto meno per le prime 5 letture, cosa poteva crearle una simile difficoltà? Mia figlia era "perfetta", non era diversa da come l'avevo sempre vista, eppure c'era un ostacolo oscuro, che non riuscivo a chiamare con un nome. Le notti successive furono insonni, e piano piano cominciò a farsi strada nella mia mente un pensiero via via più chiaro: e se si fosse trattato di "dislessia"? ma soprattutto cosa significa dislessia?
    Internet è stato il mio salvagente, e in particolare un forum dedicato all'argomento, lì ho reperito tutte le informazioni necessarie per arrivare ad ottenere una diagnosi. Un mattone sulla nostra testa: dislessia per la parte relativa alla comprensione del testo scritto, disortografia e discalculia. Nonostante tutto però, il nostro nemico aveva finalmente un nome e potevamo combatterlo. Ho seguito tutta la prassi, ho informato la scuola e fatto le normali richieste del caso, ma la reazione è stata incredibile: le sue insegnanti si son sentite “tradite”, hanno trattato l'argomento in classe, davanti a tutti i compagni, in barba a tutte le leggi sulla privacy, hanno detto che non aveva senso far questa cosa, che era evidente che si era stufata di studiare e cercava agevolazioni. HANNO DETTO DI TUTTO! Da quel momento è iniziata una vera battaglia fra noi e la scuola, le raccomandate si son susseguite, mentre Mulè chiedeva solamente di poter respirare. Sotto il banco teneva un piccolo registratore mp3 che sostituiva la sua capacità attentiva quando lei non ce la faceva più, oltre naturalmente a sostituire il suo quaderno degli appunti. Dovevo sempre ricordare che era “indispensabile” per lei avere un po' di tempo in più, avere a disposizione le formule in materie come matematica, fisica e chimica e soprattutto poter concordare le interrogazioni che erano preferibili frequenti e di piccole porzioni di programma alla volta, ma finivano sempre per somministrare il solito test scritto che comprendeva 4 mesi di programma... Il Dirigente scolastico poi, è stato la persona più deludente in questa situazione: non solo non ci ha offerto il proprio appoggio, ma con grande maleducazione ha rifiutato l'offerta di incontri con specialisti per aiutare i docenti ad affrontare il tutto. Dal momento della diagnosi in poi sono iniziati 3 anni di fuoco, che hanno visto la professoressa di italiano e storia e quella di matematica e fisica, combattere una battaglia personale nei confronti di Mulè, da loro ritenuta troppo intelligente per essere dislessica (per loro DSA = Handicap e 104). In un caso in particolare, il dirigente, al telefono, mi disse che dovevamo smetterla con questa farsa, che era troppo comodo così, che avevamo preso in giro neuropsichiatra e psicologa, che lui conosceva personalmente e con i quali avrebbe parlato alla prima occasione, mostrando loro gli scritti di mia figlia. Non ritenevano possibile per lei scrivere con tali contenuti. Quella telefonata degenerò a punto tale, che quel “Galantuomo” mi chiuse il telefono in faccia. Ancora una volta ho dovuto rinforzare l'autostima di Mulè e autorizzarla a difendere le proprie ragioni in classe, con la consapevolezza, che se avesse seguito la buona educazione, noi l'avremmo appoggiata. Lo scorso anno era l'ultimo, l'atmosfera pesante sin dal primo giorno e una guerra costante sino alla fine. L'unica cosa che ci dava la forza per continuare era sapere che eravamo vicine alla fine. Mulè è arrivata all'esame con valutazioni al limite della sufficienza, non vi dico quali materie hanno tenuto la media così bassa: son sicura che indovinerete. L'esame però, è stato il suo momento di riscatto, i commissari esterni, le hanno garantito un esame giusto, imparziale e obiettivo. Durante l'esposizione orale del suo percorso ha ricevuto lodi e complimenti, ha esposto per la prima volta, in un clima sereno e davanti a persone che dolcemente le sorridevano per metterla a suo agio.
    Forse il mio racconto è un po' troppo lungo, ma Mulè ha ventanni, ed è difficile sintettizzare ventanni in poche parole. Da luglio è fuori dalla scuola e quando per scherzo le chiedo se ne sente la nostalgia mi risponde che ancora ha incubi la notte, proprio relativi alla scuola. Noi avremmo voluto che scegliesse un corso universitario, ma la sua esperienza è stata talmente forte, che lei non ne vuol sentir parlare. Ha preso il diploma in ARTI APPLICATE e il suo desiderio è quello di aprire un laboratorio di ceramiche artistiche, noi stiamo cercando di aiutarla a realizzarlo. Lì è la sua creatività che parla e nessuno può contestarla. Agli insegnanti che leggono vorrei chiedere di prestare un po' di attenzione in più ai ragazzi che non riescono, ci sono i segni, se un genitore si rivolge a loro per chiedere aiuto è evidente che non si tratta di un ragazzo svogliato ma piuttosto, in difficoltà, difficoltà caratteristiche che però, con incoraggiamento e metodi giusti si possono facilmente aggirare.
    Ti

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  2. Ogni volta che leggo parole come queste ho una stretta al cuore. Ogni volta provo le sensazioni di rabbia che prova chi scrive.Ogni parola è come se fosse mia, perchè noi genitori di bambini dislessici viviamo tutti le medesime difficoltà, le medesime esperienze, le medesime sofferenze e abbiamo tutti il privilegio di avere dei bambini meravigliosi che brillano anche più degli altri ma, purtroppo, solo noi ce ne accorgiamo. Vorrei tanto, anzi farò di tutto per sensibilizzare sempre di più la scuola a questo problema, a questa realtà che appartiene ad ogni classe ma che non viene riconosciuta come dovrebbe. Mio figlio, che ha 9 anni, è sempre stato considerato un bambino pigro. Ma secondo voi, un BAMBINO più essere pigro? Io sono certa che la parola pigrizia serve a mascherare un qualsiasi problema oggettivo di cui non si sa niente. Mio figlio è dislessico ma per ignoranza si dice pigro. Non esistono i bambini sani e felici che sono pigri! Esistono delle situazioni che vanno affrontate per quello che sono e vanno chiamate con il loro nome. Devo ringraziare mio figlio per avermi dato la possibilità di conoscere altre strade, altri panorami, altre soluzioni e per avermi fatto capire che nemmeno io ero sbagliata, nè pigra. I nostri figli sono un dono prezioso.
    Grazie

    Ga

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  3. Quando leggo lettere come questa mi si stringe il cuore. Ogni volta ritorno indietro nel tempo, alla prima esperienza di scuola elementare con la mia primogenita. Una bambina felice, serena, spesso capo di scorribande e giochi, piena di iniziativa e con una lingua....! Poi inizia la scuola, sembra cambiare immediatamente il suo carattere. Più silenziosa, nervosa. All'inizio ci sta ma verso la fine della prima, quando tutti sanno leggere e lei ancora ha difficoltà, ed aumenta il suo disagio, mi chiedo se non ci sia qualcosa che non va. La maestra mi dice che è solo un problema di tempo. Poi Giulia ha una sorellina di nenache un anno, probabilemte è gelosa e regredisce, per avere anche le attenzioni della piccola. A me non sembra che sia gelosa, inoltre stiamo tutti attenti in famiglia a non urtare la sua sensibilità in questo campo, aiutati da una sorellina che mangia e dorme e quindi non le ruba poi molto spazio.In seconda stessa storia, ma peggio: tutti ridono in classe, quando lei legge, io protesto ma non serve a niente. Vorrei cambiare scuola ma lei non vuole lasciare alcuni compagni ai quali è affezionata. Che fatica studiare le tabelline, i giorni della settimana, i mesi......ad un certo punto Giulia non mangia più, non parla più, non cammina più. Il pediatra capsice che è sua precisa volontà interrompere la sua vita, ed è l'unico modo che ha per farlo. Ha solo 7 anni. Intanto la scuola finisce e lei, seguita dal medico e da noi tutti rifiorisce. Inizia la terza.Dopo un mese di stesso protocollo, una insegnante supplente, mi chiama e mi dice "Signora per me Giulia è dislessica" Dislessica, cosa vuol dire veramente? Acquisto tutti i libri sul mercato in materia e nelle pagine di "Mio figlio non sa leggere" ritrovo me e Giulia. Siamo proprio noi...ma allora è davvero dislessica. Dio ti ringrazio, finalmente so cosa è e come aiutarla. Insegnante e scuola, logopedista ed io formiamo una squadra preparata e instancabile, sino a quando Giulia, presa coscenza del suo problema ma soprattutto delle sue capacità, va a scuola a testa alta, non sussurra più quando legge in classde, ma lo fa ad alta voce e nessuno ride più.
    Arrivano le medie. Giulia è molto testarda, deve riuscire a tutti i costi se si mette in testa una cosa. Nessuno dovrà più ridere di lei. Questo fa si che acquisisca una buona preparazione e sicurezza, tanto da sembrare non aver problemi. Ecco cosa succede. Se va bene ok, se va male "Non hai studiato, non ti impegni, sei svogliata...." Altro crollo psicologico. Parlo con le insegnantio e loro mi dicono "Dislessica? Ma se sa leggere. Sua figlia non studia" Mamma mia quanti mal di pancia, quante lotte con gli insegnanti, e intanto l'autostioma di Giulia così difficilmente recuperata, crolla a picco.Nel frattempo frequento il forum dei genitori e quello dell'AID. Quanti hanno gli stessi miei problemi!Questo mi dà coraggio, mi indica la strada da seguire, non sono più sola, ho tanti amici a darmi la forza e tanti consigli da seguire. Subito certificazione di neuropsichiatria all'Ospedale Gaslini di Genova. Giulia ha un Q.I. superiore alla media, è solo dilessica e discalculica. Dico solo, perchè questo non sarebbe un problema. Il problema e che non ci siano insegnanti che sanno di cosa si parla e che non scambino frettolosamente limiti oggettivi con mancanza di voglia e serietà. E' questo il vero problema. Ora Giulia è in terza superiore, ha 10 di matematica e fisica, sette di italiano, 8 e 9 in tutte le altre materie (psicologia, diritto, scienza dell'alimentazione.....) Solo di inglese ha 5. Quando parlo con gli insegnanti mi parlano molto bene di lei e mi dicono "Dislessica? Nella mia materia non ha problemi" Non è vero, cerco di spiegare che i problemi non ci sono perchè passa le giornate sui libri, a sfinirsi, a dare il massimo. Ma i voti sono buoni, lei ha recuperato forza e serenità. Gli insegnanti che ha avuto nel biennio sapevano cosa volesse dire essere dislessica, e l'hanno supportata, vedendo il suo impegno. Non vuole nemmeno usare i mezzi compensativi. Solo di Inglese mi sento ancora dire "Sua figlia non studia la mia materia" Prima o poi dovrò affrontare la cosa con decisione. Ma per ora lei non vuole creare altre tensioni e mi dice "Mamma va bene così. Ti ricordi gli anni passati?" Allora non voglio preoccuparla, non proprongo la dispensa dall'inglese scritto perchè lei ci tiene ad impararlo come gli altri. Pazienza, ci ritenianmo già molto forunate, ora.Grazie per avermi ascoltata. Un abbraccio a tutti. Brunella

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  4. Anna68


    Eccoci anche noi.
    Noi abbiamo iniziato a conoscere la dislessia quando mio figlio era in seconda elementare grazie alla scuola e all'asl hanno collaborato per trovare facendo dei test molto semplici bambini dislessici.
    Mio figlio è stato trovato come probabile dislessico.
    Per avere una diagnosi bisogna aspettare a 8 anni però si può comunque intervenire ai 7 anni.
    Infatti con mio figlio hanno iniziato logopedia 1 volta a settimana in gruppo.
    Lui non riusciva a leggere e a capire bene quello che leggeva.
    Dopo un anno è stato diagnosticato come disgrafico e disortografico.
    Ha recuperato molto bene la lettura e la comprensione del testo però ha continuato fino ai 10 anni a fare logopedia.
    Il nostro problema ora come dicevo è la disgrafia e disortografia.
    Tramite la scuola abbiamo avuto il pc portatile con tutti i software e sintetizzatori vocali.
    Comunque rimane un problema in quanto ovviamente è un pò lento a usare il pc e quando scrive a mano non si capisce nulla neanche usando lo stampatello maiuscolo.
    Per fortuna abbiamo avuto delle insegnanti attente e hanno cambiato metodo di studio usano schemi, mappe cd erickson.
    Quest'anno è cambiato il preside e abbiamo una persona molto sensibile al problema.
    Ci riteniamo fortunati.
    Vi assicuro che non è facile in quanto i ragazzi dislessici hanno una sensibilità maggiore degli altri hanno un intelligenza superiore.
    Grazie al forum dislessia ho trovato molte risposte da qui mi è venuta l'idea dello spazio in biblioteca proprio per dare maggiori informazioni ai genitori e agli insegnanti.
    La nostra esperienza per il momento è positiva anche se però devo combattere ogni giorno per far fare i compiti o studiare.
    Non è facile però grazie all'intelligenza delle persone che abbiamo trovato per ora nostro figlio ha molta fiducia in sè stesso ha incontrato altri ragazzi grandi dislessici questo gli dà la forza per continuare e a essere fiero di quello che è.
    L'importante per noi genitori è capire il prima possibile e trasformare il così detto problema in positività.
    Mio figlio ora legge ogni sera fino ad oggi ha letto 40 libri di Geronimo Stilton.
    Questo grazie alla logopedia e agli insegnati che gli hanno dato in lettura un distinto.
    Da quel momento mio figlio ha capito che poteva leggere come gli altri e che non era ne stupido ne inferiore.
    Ovviamente ogniuno ha la sua dislessia in quanto ogniuno è diverso dagli altri.
    Ora mio figlio è alla fine delle elementari e per i compiti ci vogliono circa 5 ore al sabato e 5 ore la domenica questo per far capire quanto impegno ci vuole sia come famiglia che come insegnanti.Con il tempo spero che la dislessia venga sempre più riconosciuta proprio dagli insegnanti e dalle famiglie in modo che anche i nostri ragazzi possano avere una vita come gli altri e che i loro sogni possano essere realizzati.
    E chissà magari tra questi ragazzi si nasconde un'altro Einstein.

    Spero che questa esperienza positiva possa esser d'aiuto ai futuri insegnanti di ragazzi dislessici e alle famiglie per combattere aiutando e trovando il modo migliore per aiutare i propri figli

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  5. MAMMA PIERA,RESPONSABILE PEDAGOGICA ED ESPERTA DI DSA, MI HA AUTORIZZATA A INSERIRE QUI DI SEGUITO LA STORIA DI SUO FIGLIO GREGORIO:

    "Sono la mamma di Gregorio (16 anni e 1/2) e Tommaso (quasi 15 anni).
    Gregorio ha un severo disturbo specifico di apprendimento, su base disprassica. Sin dai primi giorni delle elementari, mi sembrava evidente che i quaderni di Gregorio fossero molto diversi, come produzione scritta, da quelli dei compagni. La sua scrittura era totalmente illeggibile, ma mi sono detta "non ha mai amato le schede di pregrafismo...aspettiamo. Diamogli tempo". Ma anche dopo qualche mese le cose non miglioravano, anzi sembravano peggiorare e la cosa mi stupiva molto perchè Gregorio dimostrava indubbia intelligenza, riconosciuta anche dalla scuola, ed era comunque disponibile verso l'apprendimento, compreso quello scolastico. Ne parlo con le sue insegnanti che mi rispondono "E' solo disordinato; è solare. Si farà". Poi sono arrivate le tabelline della seconda...le ha imparate quando le ho associate a canzoncine note. All'inizio della terza, persistendo una grossa difficoltà sul piano grafico, ortografico e matematico decido di rivolgermi ad un neuropsichiatra specializzato nel campo che, dopo aver testato seriamente Gregorio, ci spiega qual è il suo problema.
    Da allora ho cominciato a documentarmi, anche frequentando corsi e ho cercato una stretta collaborazione con la scuola (con l'NPI già c'era) che ritenevo (e ritengo!) essere il luogo privilegiato all'interno del quale affrontare l'apprendimento, anche nelle sue forme meno consuete. La scuola non ha modificato il proprio atteggiamento, senza manifestare rigidità, ma senza neppure interessarsi a capire cos'è un DSA (che non conoscevano e forse non conosco neppure ora!). Lasciavano che io a casa affrontassi il problema dal punto di vista didattico e fornissi loro il materiale strutturato che elaboravo per Gregorio, molto del quale era assolutamente proponibile anche ai ragazzi con il miglior rendimento scolastico. Il fatto che invece lo usasse solo lui, ha prodotto nei compagni, sicuramente i più deboli, un'immagine distorta di Gregorio. Hanno cominciato a chiamarlo "handicappato", tra l'altro senza alcun rispetto per chi handicappato lo è veramente, a prenderlo in giro e a percuoterlo in gruppo. A tre mesi dall'esame di quinta l'abbiamo spostato di scuola, dopo l'ultimo sopruso negato dalle insegnanti (ma a quel punto non più dai compagni), portandolo a Torino (noi abitiamo fuori città). Le cose sono radicalmente cambiate dal versante psicologico, tanto che abbiamo notato un miglioramento immediato della sua grafia e una leggera riduzione dei tanti errori ortografici. Ovviamente, già quando frequentava la precedente scuola, gli avevamo comperato un PC portatile perchè la scuola, dotatissima, non gliene metteva a disposizione uno, ma Gregorio ama molto scrivere e anche a mano!!!. Nel frattempo continuavo il percorso didattico con Gregorio, anche se ho sempre ritenuto che non fosse compito mio. Il neuropsichiatra però, attraverso un monitoraggio anche psicologico di Gregorio, verificava che il procedimento adottato stava dando risultati molto positivi, grazie anche alla disponibilità di Gregorio, e che il nostro rapporto di madre/figlio manteneva una condizione di correttezza. Ovviamente ho sempre fatto su di me un grande e costoso controllo emotivo, ma posso dire, anche ad anni di distanza, che io sono vissuta da Gregorio come la mamma e non la "rieducatrice didattica", cosa della quale sono molto soddisfatta.
    Ha frequentato le medie a Torino, in una scuola dove il tema dei DSA era conosciuto anche in modo approfondito, per cui Gregorio, pur con le sue notevoli difficoltà, ha iniziato un percorso di autonomia scolastica dal gennaio della seconda media. E io mi sono potuta definire finalmente "felicemente disoccupata!". Da quel momento il mio obiettivo verso Gregorio è stato quello di far sì che fosse lui a cercare le proprie strategie; a imparare a chiedere aiuto, se necessario, ai professori "contrattando", attraverso un impegno scolastico dignitoso. Attualmente frequenta il terzo anno in un Liceo d'Arte: è perfettamente inserito, TOTALMENTE AUTONOMO, sa spiegare a compagni e professori qual'è il suo problema e di che cosa ha bisogno, senza "marciarci", cosa che non gli ho mai consentito. Quest'anno non ha nessuna insufficienza, anzi una pagella che ci ha favorevolmente stupiti, perchè le difficoltà del DSA ci sono ancora, anche se in qualche misura "riassorbite" dall'uso degli strumenti compensativi e dispensativi (ha da due mesi la dispensa dall'inglese scritto). In più lo vediamo studiare poco: mi ha risposto che lui sta molto attento in classe e che studia nel tragitto in treno. Non vi sembra un'altra dimostrazione di saggia gestione dell'autonomia?
    Per cui dall'inizio della seconda media di Gregorio ...respiro, mentre prima ero impegnata in una rigorosa impostazione didattica quotidiana.
    Respiro...si fa per dire. Perchè attualmente sono consulente per l'UTS di Torino per progetti con le scuole dall'elementare alle superiori e sto tenendo corsi di formazione con scuole elementari e medie affinchè sempre meno bambini/ragazzi con DSA debbano vivere disagi psicologici
    causati da una didattica inadeguata.
    Piera"

    RispondiElimina
  6. VOGLIO RIPORTARVI UN COMMENTO SEMPRE DI MAMMA PIERA A UN'ALTRA MAMMA CHE RACCONTAVA DELL'ESPERIENZA SCOLASTICA DEL PROPRIO BAMBINO.PENSO CHE LE SUE PAROLE DEBBANO FARCI RIFLETTERE SUL RUOLO FONDAMENTALE CHE HA E DEVE AVERE LA SCUOLA.
    E' POSSIBILE LEGGERE INTEGRALMENTE LA DISCUSSIONE NEL FORUM http://www.dislessia.org/forum/viewtopic.php?t=946.

    "...esperienze di "mala scuola" ne ho incontrate molte, sicuramente più di quante non ne abbia conosciute di "mala sanità", che pure ho conosciuto: più che altro come incapacità da parte delle ASL di fare diagnosi...
    Purtroppo esiste ancora una grossa ignoranza e un forte pregiudizio nella scuola: ritengono gli errori o le difficoltà, il frutto di uno scarso impegno e non come risultato di "interferenze" che impediscono di apprendere secondo gli schemi di chi dislessico non è. Quando la scuola non conosce e/o non vuole capire, adotta il sistema della bocciatura perchè è un modo di allontanare da sè il problema. Ma non fa che riconfermare il senso di inadeguatezza del ragazzo...
    Per questo mi impegno in prima persona all'interno delle scuole; per evitare che ragazzi/e siano ingiustamente "puniti" (non solo attraverso le bocciature!) per soffrire di un disturbo, che disturberà la scuola, ma disturba anche loro stessi.

    Non ti abbattere più del necessario (è impossibile evitare la sofferenza): dimostra, attraverso il tuo equilibrio ed il tuo impegno, che il difetto è loro, non tuo. "

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  7. QUI DI SEGUITO VI RIPORTO INVECE L'ESPERIENZA DI MAMMA STEFANIA

    "Mi presento:sono Stefania,mamma di 3 bimbe di cui una con recentissima segnalazione di DSA...la mia piccola ha 8 anni e mezzo,frequenta la terza elementare.
    Ci siamo accorti che qualcosa non andava all'ultimo anno di materna,lei in classe era assente,persa chissà in quale mondo,non rispettava le consegne date (se ad es. era richiesto di colorare entro i bordi lei faceva tutti dei ghirighori...),davanti ad un foglio bianco era persa,ribaltava le lettere e dulcis in fundo scriveva da destra a sinistra,manco fosse una novella Leonardo da Vinci
    Prima visita dalla neuropsichiatra: "la bimba è solo timida,non sia ansiosa" senza neanche averle fatto uno screening ma guardandola tra il si e il no 10 minuti.
    Inizia comunque un ciclo di logopedia per difficoltà nella pronuncia di alcune lettere,e anche qui vengo tacciata una di essere una mamma che si preoccupa per niente (ma dico,se davvero fossi così avrei portato anche le altre mie 2 figlie a far controllare trovando fuori chissà quali problematiche...bah!),finchè mi stufo e vado in un centro privato...qui hanno "rivoltato" la mia piccolina da cima a fondo con tutta una serie di test,e di cose ne sono saltate fuori,altro che mie "allucinazioni"!!!
    Saputo di questo mio cambio di rotta "stranamente" si attivano anche nella struttura ospedaliera,ovviamente la colpa era mia anche questa volta (non avevo spiegato la situazione,la neuropsichiatra non sapeva nulla di quello che succedeva a mia figlia...ma caspita,il colloquio a che è servito a fare allora? )...sta di fatto che fanno pure loro alcuni test e salta all'occhio un forte sospetto di DSA,ma i tempi sono ancora troppo precoci per fare diagnosi e così l'unica cosa è aspettare...nel frattempo mia figlia continua la logopedia (da un annetto interrotta chissà poi perchè) e un lavoro individuale 2 volte la settimana.
    A scuola è una faticaccia,quaderni illeggibili,parole tutte attaccate e sconclusionate,tabelline che non entrano in testa,segni matematici che vengono confusi alterando ovviamente le operazioni....arriviamo a settembre di quest'anno,nuovi test,uno cognitivo che indica l'assoluta normalità intellettiva di mia figlia per la sua età (ha un Q.I.di 92 se non ricordo male) e uno specifico per i disturbi di DSA...risultato?Immediata segnalazione scolastica secondo non ricordo quale legge perchè risulta essere dislessica,disprassica e discal...insomma "affetta" (che termine orrendo) da discalculia...

    quando provo a parlare con altre mamme mi sembra d'essere un marziano,io poverina in mezzo a una schiera di mamme di figli straperfetti,strabravissimi,straintelligentissimi e stracapacissimi che cambiano discorso alla svelta....

    Bene,ora che mi sono così altamente dilungata,vi saluto ringraziandovi tutti..."

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  8. Ho due figli.
    La più piccola diagnosticata il grande in attesa dei test perchè abbiamo forti dubbi anche su di lui.
    Per la bimba diciamo che è filato tutto abbastanza bene, solo all'inizio,quando non c'era ancora una diagnosi , le maestre scivolavano spesso sulle buccie di banana.
    Adesso va molto meglio, anche la piccola è migliorata ed è più sicura.
    Inizialmente, in prima elem. lei era molto brava, attenta, riusciva.
    All'inizio della seconda sono iniziati i problemi .
    Io ho fiutato il problema, scriveva come Leonardo, invertiva sillabe, cifre, leggeva con fatica ecc...
    Anche le maestre, diciamo in particolare una, ha capito subito.
    Il problema è il ragazzino, perchè se non saltava fuori la cosa per la piccola, chissà se ci saremmo mai mossi..credo di no.
    Lui è quasi sicuramente un ottimo dislessico compensato ( dico a ragion veduta, con l'esperienza che ho della bambina,e in base a test preliminari atti ad individuare il grado di rischio dsa, ma non mi permetto di metterci una certezza assoluta, dato che non sono un tecnico,un NPI ).
    Lui ha iniziato pressapoco come la bambina, forse con meno accentuazione della cosa.I dubbi che qualcosa non andasse li avevo , dalla seconda alla quarta elementare, quando invertiva cifre e sillabe, leggeva non bene, scriveva in maniera quasi incomprensibile : facevo presente alle maestre, ma loro che ci tengo a precisare, non sono le stesse che ha mia figlia, forti della loro nomea di TEAM MIGLIORE DELLA SCUOLA ( ???) mi dicevano che era tutto ASSOLUTAMENTE NORMALE ( e io mi chiedevo perchè allora se era così normale, gli altri non facevano gli errori che faceva lui ).
    Sostenevano che era solo troppo disordinato e distratto, svogliato, agitato , che poteva fare di più,se solo si fosse impegnato e che anche se si poteva meritare distinto o ottimo, non gli davano quel che si meritava perchè troppo disordinato....
    ( come abbattere l'autostima... ).
    Addirittura sono arrivate a dirmi che aveva bisogno di un calmante " anche blando " e di uno psicologo, perchè secondo loro era tutto dovuto a disagio in famiglia( questo ultimo non lo dicevano esplicitamente , ma velatamente, e forse fa anche più male.) La mia amica pediatra mi mandò da una sua amica psicologa , che alla fine mi disse che era assolutamente normale, anzi, estremamente intelligente ,e che le maestre dovevano SOLO fare il loro dovere, e non aver la presunzione di improvvisarsi qualcosa di altro se non docenti.
    Ma in quell'occasione si trattò solo di un paio di incontri ,senza sfiorare altri temi diversi dal comportamento, quindi non abbiamo dubitato un dsa.
    Così intanto il rapporto con lui si era fatto difficile, perchè lo sgridavamo(soprattutto prima dell'incontro con la psico) molto, e piangeva molto....era spesso in castigo, e lui, nervoso di natura , e' peggiorato.
    Ora , alle medie va decisamente meglio, anche perchè con i professori il rapporto è davvero bello, tranne per la nuova di matematica .
    A mano a mano che aumenta il carico e la complessità del lavoro lui si stanca e diventa sempre più lento.Questa nuova di matematica da pochissimo tempo per le verifiche, non le finisce nessuno, figuratevi lui....eppure questa persona ha più di un dsa diagnosticato in diverse classi, ma non ci vuol sentire....
    Adesso anche mio figlio farà i test, e vedremo cosa salta fuori.
    Sto anche pensando a un bel discorsetto a quelle maestre ...anche se certo è anche colpa mia che davo retta solo a loro .Mi fidavo ....

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  9. mi è stato chiesto di scrivere qui , anche se forse "l'esperienza di una famiglia" è più adatto a ciò che pensano i genitori ; alle loro battaglie e ai loro sacrifici, più che alle mie riflessioni, ma voglio lasciarvi comunque un capitolo molto triste e molto sentito che mostra come io Vivessi lo studio a casa

    [...Dai colloqui successivi a quelle verifiche disastrose, emerse un semplice concetto: studiare di più e meglio.
    Come già detto precedentemente io non posso definire “studiare meglio”una frase sensata.
    Posso studiare di più, dedicare più tempo a fare schemi, riassumere l’argomento, ripeterlo ad alta voce, ma quando arrivo a conoscere alla perfezione quella tematica, come posso fare di più.
    Inizialmente studiavo per due ore circa e mi parevano parecchie rispetto allo standard delle elementari, ma in seguito ai voti scarsi i miei genitori mi spronarono a fare di più.
    Passai da due a quattro fino a sei ore di studio, polverizzai ogni sorta di rapporto amicale o sociale per riuscire a prendere qualche dannatissimo “buono”, ma tutto fu inutile.
    In una giornata dove lo studio inizia alle 2 e finisce alle 9 (con un ora di pausa per cenare) non si trova spazio per nulla, neanche per il rancore.
    Non mi pento delle rinunce che ho fatto in quel periodo, ma sono triste ed amareggiato al pensiero che siano state tutte inutili.
    I miei voti non sono cambiati di una virgola e sarebbero rimasti tali per i due anni successivi.
    Mia madre per tre anni si è recata ai colloqui e ha ricevuto sempre la medesima indicazione ripetuta con il tono di chi parla a un sordo: “Dica a suo figlio che deve studiare di più”.
    Mia madre affermava che io studiavo, ma le sue parole probabilmente si sgretolavano prima di entrare nell’orecchio del suo interlocutore.
    Tutto ciò che rimaneva era la valutazione dei compiti in classe, frutto di quella immensa follia.
    Erano i compiti in classe a decidere del mio pomeriggio, spesso triste, beffardo e monotono.
    Il ritorno a casa con la verifica da portare firmata era il trascinarsi di un ragazzino senza più forze che aveva dato tutto nella mattinata e aspirava solo ad un sacrosanto riposo.
    La mia stanchezza non era solo fisica, provavo quella densa sofferenza di chi aspetta l’esito della verifica, sperando in una qualche rivalsa e vede come risultato la solita insufficienza: statica, immutabile, ma sempre più crudele.
    All’inizio dell’anno l’insufficienza è l’esito di un compito, agli occhi di un docente, ma alla fine dell’anno quella insufficienza viene intesa come un rifiuto di migliorare, menefreghismo allo stato puro e, di conseguenza, i docenti non avevano problemi ad elargire rimproveri ridondanti, che mi abbattevano nella mia impossibilità di rispondere.
    Così tornavo a casa sconfitto con la bocca serrata, non solo per nascondere l’apparecchio, ma, soprattutto, perché era incapace di estendersi in un sorriso e, anche oggi, riscontra una discreta fatica in questa pratica.
    La mia schiena era ricurva, sotto il peso di quei libri che non mi avevano salvato dall’insufficienza.
    Rientro a casa, appoggio lo zaino a terra e, da quel momento, osservo me stesso da lontano, come spettatore di un film già visto prevedendo le successive mosse dei componenti della mia famiglia.
    Mio padre è al lavoro e tornerà per ora di cena, mia madre aspetterà circa cinque minuti, nei quali mi parlerà delle ultime cose e poi mi porrà la domanda che mi riporta a ciò che realmente è la mia vita: “Come è andata a scuola?”
    La risposta trasparirà limpida dalla mia incapacità di mentire e la conseguenza sarà un lungo sorbire di lamentele, polemiche monodirezionali, paternali e prediche.
    In conclusione, dal momento in cui prendevo in mano la forchetta e iniziavo a mangiare, le mie orecchie erano impegnate in quell’unico discorso che non poteva condurre a nessuna soluzione.
    Studiare dalle 2 fino ad ora di cena, per poi informare mio padre del voto e vedere in lui lo stesso atteggiamento di mia madre, gli stessi discorsi, le stesse parole espresse con tono più forte e con il rancore di chi vede che non lo stai ascoltando.
    Era vero, non ascoltavo, ma non solo perché era la terza paternale del giorno, ma soprattutto, perché avevo appena finito di studiare e in me era particolarmente forte la consapevolezza dell’impotenza del mio agire e dell’inutilità del loro sforzo di rimprovero.
    Avevo preso un’insufficienza e avrei continuato a prendere voti simili purtroppo, ma non potevo fare più di quanto già non facessi.
    La sera i miei si piazzavano al mio fianco e, con un misto di rancore e benevolenza, rivedevano con me quegli argomenti constatando la mia effettiva conoscenza.
    Arrivavano le nove, a volte le dieci (quando rientravo dal pomeriggio a scuola) e andavo finalmente a dormire.
    Io rimprovero questo comportamento ai miei genitori, rimprovero loro di non avermi ascoltato e di non essere riusciti a capire quanto soffrissi in quel periodo, ma non posso fare a meno di ricordare che erano loro a passare davanti al mio letto per darmi il bacio della buona notte.
    Era quell’affetto a farmi comprendere quanto tenessero al mio futuro.
    Per questo motivo quei voti contavano così tanto per loro, per quello stesso motivo erano importanti per me.
    Così, alla fine di quelle giornate, riprendevo forza e mi preparavo con fragile speranza al giorno successivo...]
    [tratto dal sesto capitolo di Demone Bianco]

    Vi domando scusa se riscaldo qualcosa di già confezionato, ma ogni volta ripensando a quegli anni mi prende una sana rabbia che non dovrebbe più esistere.
    quella di quegli anni era l'angoscia di chi non sa da che parte girarsi e questa angoscia accomuna le nostre storie.
    la cosa positiva è che la mia storia sta avendo un lieto fine (scolasticamente parlando) quindi niente paura.

    JACK

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  10. sono la mamma di un bambino di otto anni che sofre di epilessia ma ci stiamo accorgendo che fa un sacco di fatica a leggere e a ripetere e tantissimi erori di ortografia potrebbe essere dislessico aiutatemi come posso fare grazie

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  11. Ciao il mio semplice consiglio puoi portare nel centro di neuropsichiatria infantile vicino a dove abiti specializzati a fare i test per dislessia.
    In modo che se anche fosse dislessico può iniziare prima possibile a fare logopedia se invece non è dislessico vi siete tolti un dubbio.
    I test non sono traumatici.
    Sono molto semplici o li fanno leggere e poi vedono se hanno capito quello che leggo e poi fanno altri test molto semplici.
    Devi spiegare a tuo figlio dove lo porti e perchè e sopratutto dicendogli che lo porti in un posto dove se fosse dislessico possono aiutarlo a leggere meglio e dove può giocare imparando.
    E' un posto come la scuola solo che c'è un dottore e poi una specie di insegnante.
    Non ti spaventare dalla parola neuropsicologi sono medici come altri.
    Inoltre chi è dislessico generalmente ha un quoziente intellettivo o uguale alla norma o superiore perciò non stupido.
    Hanno solo un modo diverso di codificare le informazioni di lettura e scrittura usando una parte del cervello diversa da quelli detti normali.
    Se non sai dove trovare un centro di neuropsichiatria puoi sicuramente rivolgerti a un centro aid della zona.
    Se non sai dove sono puoi venire nel forum dislessia dove ti possiamo dire quale è la sede aid più vicina.
    www.dislessia.org/forum
    Nel forum e come qui sono anna68
    Ciao e mi raccomando poi racconta qui la tua esperienza

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  12. Sono la mamma di un bambino dislessico. Ale ha 10 anni e frequenta la quinta elementare. Questi cinque anni di scuola sono stati un vero inferno, per noi genitori ma soprattutto per mio figlio!
    Voglio pubblicare qui un tema fatto da lui. Vi assicuro che ogni parola è stata per lui una sofferenza. Ma soprattutto esprime pienamente i sentimenti del bambino!
    Ecco cosa scrive Ale a proposito della suola:
    Alcune volte in classe non mi sento compreso dalle mie tre maestre. Perchè credo che solo una delle tre mi voglia bene. Io voglio bene alle mie tre maestre vorrei la loro comprensionr e il loro affetto. Quando succedono queste cose io mi sento ferito dentro, come se un coltello mi trafiggesse l'anima.
    Tutto questo Ale lo ha scritto da solo, noi gli abbiamo corretto solo gli errori di ortogafia che un bambino con il suo disturbo continua a fare nonostante i continui rimproveri da parte delle maestre.
    Un discorso a parte andrebbe fatto a proposito di queste ultime, ma qui voglio solo dire che le insegnanti andrebbeo scelte con criteri molto più severi di quanto si faccia ora. Ma soprattutto si dovrebbe valutare attentamente la loro predisposizione verso i bambini ed il loro lato umano. Le isegnanti di mio figlio non hanno mai dimostrato di averne uno e quel che dice Ale nel suo tema ne è la dimostrazione!
    L'anno prossimo ci aspettano le scuole medie speriamo in meglio, ma non siamo molto ottimisti dopo tutto quello che abbiamo passato nei cinque anni di elementari.
    Per ora nella scuola abbiamo solo incontrato arroganza,ignoranza ed insensibilità verso il problema di mio figlio1

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  13. ciao..sono MARUSKA
    madre di CHIARA 11 anni ...questo anno in prima media,nelle elementari sono riuscita a far collaborare il centro (locopedia)e la scuola ..e con diverse riunioni tutte mirate ad aiutare la bambina abbiamo ottenuto grandi risultati,ci siamo prodigati lo scorso anno a preparare la bimba per l'ingresso alle medie ..informando il preside e gli insegnati della problematica,tutto bene ...almeno cosi ci avevano assicurato, 3 settimane fa le insegnati delle medie mi chiamano per informarmi delle problematiche della bimba,nn hanno neanche aperto il fascicolo ....e nemmeno visto i referti della asl...LORO NN SAPEVANO NULLA....
    questa è la scuola italiana e i loro progetti di continuità ,5 anni di lavoro ....buttati al vento...adesso chiedono che la bimba rifaccia il QI...per avere il sostegno....
    SONNO ARRABBIATA E DELUSA...e la cosa peggiore e che nn so come aiutare la bambina ...
    la scuola è chiusa a riccio...e nn permette interferenze...
    ciaoo a tutti

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  14. Maruska, chiedi la collaborazione dell'asl e degli specialisti che l'hanno in carico, chiedi in direzione se c'è un referente DSA, infine fai avere ai docenti tutti i riferimenti normativi relativi ai DSA.
    Un bacio alla piccola

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  15. CIAO A TUTTI,SONO CHIARA MAMMA DI ALEX 9 ANNI(DISLESSICO ACCERTATO) E JACOPO QUASI 7 ANNI(DISLESSICO SOSPETTO).
    MI RITROVO IN PIENO CON IL RACCONTO DELLA FAMIGLIA,IN PART. PER QUANTO RIGUARDA ALEX:LE SUE INSEGNANTI NN VOGLIONO ACCETTARE L'IDEA KE SIA DISLESSICO NONOSTATANTE I RIPETUTI INCONTRI CON GLI SPECIALISTI E I RIPETUTI RICHIAMI DA PARTE DEI DIRIGENTI SCOLASTICI.
    PER JACOPO SEMBRA CHE LA SITUAZIONE SIA DIVERSA:LUI NN RIESCE A SCRIVERE,SOPRATTUTTO IN CORSIVO,E LEGGE MOLTO MOLTO MALE,MA LE SUE INSEGNANTI SI SONO COMPORTATE IN MODO DIVERSO:SI SONO ACCORTE DELLE DIFFICOLTA' DEL BAMBINO,NE ABBIAMO PARLATO,E ABBIAMO CONCORDATO UN PIANO DA SEGUIRE TRA SCUOLA,CASA E DOPOSCUOLA IN MODO DA FARE UN PERCORSO UNICO PER POTER RECUPERARE IL BAMBINO.
    NOI NN SAPPIAMO COSA FARE CON LE MAESTRE DI ALEX:IL BAMBINO INIZIA AD ODIARE LA SCUOLA E IN PART. LORO,TORNA SPESSO A CASA CON MAL DI TESTA, MAL DI PANCIA,....MAL DI SCUOLA!!!!
    COME DEVO COMPORTARMI CON LE INSEGNANTI SE NN VOGLIONO SENTIRE NEANCHE GLI SPECIALISTI?
    MI PIACEREBBE AVERE QUALCHE RISPOSTA.
    GRAZIE A TUTTI
    CHIARA,ALEX,JACOPO

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  16. Non riesco a capire certa ottusità da parte di alcuni insegnanti, soprattutto quando l'esistenza di un problema, in qualunque modo lo si voglia chiamare, è accertato da un'equipe medica! Ognuno deve rispettare il suo ruolo, quindi se un NPI mi conferma che Pierino ha un DSA e mi dà tutti i consigli psicopedagogici del caso,se sono un'insegnante serio, se ho un minimo di dignità prfessionale, collaboro con la famiglia e gli specialisti.

    A volte ho come la sensazione che gli insegnanti che oppongono una certa resistenza temano di essere giudicati nel loro lavoro, probabilmente non conoscendo i DSA e non sapendo come affrontarli (anche se in realtà basta un po' di buona volontà e non si è mai soli nel percorso)preferisco negarne l'esistenza. In ogni caso non possono negare l'evidenza che qualcosa non funziona perchè se il bambino, nonostante la collaborazione della famiglia, continua a perseguire risultati scadenti,significa che c'è qualcosa che non va. Basterebbe mettersi in gioco e avere un po' più di umiltà, niente di più!
    Cosa vuoi che dica Chiara? E' evidente che le maestre di Alex non sono delle vere professioniste, solo tu puoi sapere qual è la soluzione giusta per tuo figlio, la soluzione meno traumatica! Tienimi aggiornata. Un bacio ai tuoi bimbi :O)

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  17. Buongiorno. Sono una giovane insegnante di Lettere di scuola media. Leggendo tutte queste esperienze, mi sembra incredibile che ci possano essere colleghi così ottusi! Credo - spero - che si tratti, magari, di persone di vecchia generazione abituate ad una scuola in cui c'erano "i bravi" e "gli asini", punto.
    Ora è un po' diverso: già alla scuola di specializzazione per insegnanti di scuola secondaria, gli aspiranti docenti cominciano (o meglio: cominciavano! La SSIS ora non c'è più!) ad apprendere i disturbi di apprendimento che si possono incontrare in una classe; non nascondo, però, che io ho capito veramente che cosa fossero facendo l'insegnante di sostegno per un anno. Così ho imparato tante cose, prima fra tutte una nuova sensibilità nei confronti dei bambini "speciali".
    Quest'anno è il primo anno che insegno Lettere, e per me è la realizzazione di un sogno! Mi sento tanta responsabilità nei confronti dei miei ragazzi, e spero di essere per loro una brava insegnante.
    Nella mia classe ci sono diversi bambini con difficoltà di apprendimento non riconosciute, ma quello che mi preoccupa di più è un ragazzino con la cui madre collaboro dall'inizio dell'anno. Questo ragazzino di prima media è stato così presentato dai maestri delle elementari: "Pigro. Fannullone. Svogliato. Menefreghista". Ma non è per nulla così: un bambino svogliato non diventa di cattivo umore perché prende un brutto voto! E non suda tutti i pomeriggi su compiti che non gli riescono! Comunque ora la mamma ha intrapreso la strada dell'analisi clinica, e io spero che arrivi finalmente un certificato che mi autorizzi ad utilizzare strumenti compensativi e dispensativi. Per ora, cerco di fare il possibile: faccio interrogazioni orali (guidate e con il sorriso sulle labbra) per recuperare i votacci degli scritti, valorizzo le cose positive e mi sforzo di spiegare usando oggetti concreti e immagini divertenti (ultimamente nella nostra classe il magma è diventato uno strato di cioccolata calda che è fuoriuscito dalla crosta terrestre e, raffreddandosi, ha creato un vulcano-budino!). Putroppo nella mia scuola scarseggiano gli apparecchi multimediali, che sarebbero un'ottima risorsa...
    Ora, siccome ho saputo che questo ragazzo (che ora, peraltro, è risentito nei miei confronti, perché sono io che parlo con la madre a scuola) ha detto alla madre: "Io so perché mi porti dallo psicologo: perché sono stupido", ho pensato di leggere in classe qualcosa sulla dislessia, perché anche lui si renda conto di quale sia il suo problema, del quale non deve certo vergognarsi. Ho cominciato, sin dall'inizio dell'anno, a dire ai bambini di separare i voti dai giudizi sulla persona. Se uno prende 4 nel tema, non è che sia stupido o che io lo ritenga tale; solo non ha capito come affrontare QUEL compito, niente di più. Inoltre, ho fatto leggere un testo antologico in cui l'amato scrittore Roald Dahl riporta le sue pagelle di quando era ragazzo: era definito pigro e "semianalfabeta" dai suoi insegnanti di Lettere! Però lui è diventato un grande scrittore! Ora vorrei parlare di tutti quegli uomini illustri che erano/sono dislessici: Leonardo, Einstein...
    Vi chiedo un consiglio: come potrei affrontare l'argomento con tatto? In classe, ufficialmente, non c'è nessun dislessico (per l'alunno citato sto aspettando una diagnosi, ma per ora c'è solo un sospetto di dislessia), però io vorrei tranquillizzare questo bambino, e parlare anche a chi si sente inferiore perché ha delle difficoltà. Il top sarebbe un brano antologico che riportasse i disagi che un ragazzo con difficoltà prova, per poi discutere in classe, a cuore aperto, delle esperienze personali di tutti. Credo che dialogare con gli altri e capire che tutti hanno le proprie ansie da affrontare sia fondamentale.
    SE AVETE DEI CONSIGLI, SONO TUTTA ORECCHI!
    Grazie per aver condiviso la vostra esperienza: chissà che serva a più di qualcuno...
    Saluti da una professoressa “diversa”!

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  18. Sono la mamma di una ragazzina riconosciuta dislessica e discalculea solo ora che ha 16 anni. Il nostro percorso è stato notevolmente diverso. Fino alla terza media non ha avuto grossi problemi: bravissima di italiano, ha avuto qualche problema di inglese in quinta col cambio di insegnante che si è risolto nelle medie. Mia figlia è stata precocissima nell'imparare a leggere e a scrivere, ha grandissime capacità musicali, è entrata nel coro delle voci bianche del teatro Carlo Felice (una degli 11 teatri fondazione in Italia), suona il pianoforte senza che nessuno glielo abbia insegnato, conosce la musica e la legge, disegna divinamente,studia danza classica e quest'anno agli esami ha ricevuto la medaglia come tra 3^ migliore in europa (é una grande scuola inglese) è uscita dalle medie con tutti 8 e 9, a parte matematica: 6.
    Sceglie il liceo classico, visto che la matematica non le piace! Bocciata.
    Relazione finale dell'insegnante di greco e latino: immatura, svogliata ... voi genitori dovete accettare il vostro fallimento educativo!
    Il suo fallimento come insegnante! Lo sono anche io, ma devo confessare che per chi ha un iter scolastico così normale all'inizio e così tranquillo, con insegnanti che non segnalano nessuna difficoltà di apprendimento a parte che in matematica è lenta nei calcoli, è davvero difficile pensare alla dislessia. La mia ragazza è uscita dalle elementari che era in grado di scrivere senza alcun errore, anzi le hanno sempre detto che per fantasia e capacità narrativa poteva diventare una scrittrice!
    Comunque partendo da una iniziale diagnosi di depressione alla fine della quarta ginnasio, a causa di bullismo e prevaricazioni subite a scuola siamo arrivate alla diagnosi di lieve dislessia e grave discalculia.
    Sono la mamma, sono insegnante, dove ho sbagliato?
    No, a detta anche della psicologa non avevo gli strumenti per accorgermi del suo problema, e probabilmente mi avrebbero anche accusata di voler rendere facile la vita di mia figlia.
    Perchè la scuola non ha segnalato?
    La psicologa ha tentato di dire che probabilmente mia figlia ha delle capacità cognitive talmente alte che è riuscita a compensare. Si, ma a che prezzo?
    Ora il lavoro da fare è anche sull'autostima, con il forse sul recupero riguardo la sua discalculia.
    E' 10 giorni che ho mandato una e-mail all'associazione italiana dislessici qui a Genova, ma non rispondono. Ho consegnato tutti i documenti e le certificazioni a scuola e ho chiesto un colloquio con le insegnanti. Staremo a vedere le risposte visto quello che hanno già detto ...
    Simona da Genova

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    1. Tu non hai alcuna colpa. I dsa lievi non emergono nella scuola elementare, sopratutto se il bambino ha una spiccata intelligenza, perchè, come t ha detto al psicologa, compensano bene. Ciò che mi lascia basita è che in ben due ordini di scuola, NESSUNO si sia resa conto che poteva esserci un problema di discalculia. Non mi riferisco a voi famiglia, ma ai docenti! Lavora pure sull'autostima e consegna la diagnosi a scuola

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