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ALCUNE INFORMAZIONI SU DI ME

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Torino , Italy
Da 13 anni sono referente per la dislessia, da 3 Funzione Strumentale per l'inclusione del mio istituto. Insegno da 26 anni nella scuola primaria. Dal 2019 collaboro con l'associazione O.S.D a.p.s ( Organizzazione a Sostegno dei Disturbi dell'età evolutiva) come referente per il Piemonte e la Valle d'Aosta ( osdpiemonte@gmail.com ) Sono autrice della favola "Lucertolina e Mirtillina" del libro per bambini sui DSA "Abracadabra Lucertolina". Alcune mie favole sono state pubblicate in altri due libri per bambini editi dalla casa editrice Mammeonline; curo il forum D.S.A su un sito per mamme;ho relazionato ad incontri e convegni sui disturbi specifici dell'apprendimento. Ho presentato il libro sui D.S.A, di cui sono coautrice, al Salone del Libro di Torino. Ho conseguito la specializzazione polivalente presso l'Istituto G Toniolo di Torino, con il massimo dei voti.

martedì 1 luglio 2008

CONVEGNO DI TORINO DEL 15/03/08 (2° PARTE)






...OSKAR SCHINDLER: LA DISLESSIA COME FENOMENO SECONDARIO AD ALTRE PATOLOGIE.







Il Professore Oskar Schindler è direttore del reparto di AUDIOLOGIA-FONIATRIA delle Molinette di Torino, direttore della Struttura Complessa di Audiologia e Foniatria dell’ Università degli Studi di Torino, Audiologo, Foniatra padre della Logopedia e della Deglutologia italiana, ha relazionato nel convegno di Torino del 15 marzo 2008.

Dallo scorso anno le idee relative alla dislessia sono state formalizzate con una CONFERENZA DI CONSENSO pertanto si hanno sia linee che terminologie comuni su tutto il territorio.

Secondo Schindler la lettoscrittura è un'abilità che si serve di un supporto grafico e / plastico per la comunicazione e per lo scambio di informazioni e di messaggi tra due o più individui.Schindler ha evidenziato come esistano bambini con disturbi di lettoscrittura che però non sono dislessici, pertanto, hanno bisogno di interventi diversi .

Il professore ha poi fatto un escursus delle tappe evolutive del linguaggio che hanno interessato l'uomo sin dalla sua comparsa e che s ripetono in ogni cucciolo d'uomo.

Sono poi state messe in evidenza le abilità che consentono la lettoscrittura quali:
  1. le prestazionalità generali (cosa sa fare un individuo in relazione alla sua età cronologca)
  2. le sensopercezioni; le practomotricità;l'elaborazione nervosa centrale; i rapporti interindividuali : emotivo/affettivo e socioculturale, capitoli questi che sono alla base del profilo comunicativo individuale

Il professore ha evidenziato come il disturbo della lettoscrittura secondario ad altre compromissioni sia più frequente della dislessia, ha quindi evidenziato le cause in :

  1. turbe senso percettive (a invece di e ; doppie dove non ci vogliono o viceversa)
  2. turbe practomotorie (occhio ballerino, convergenza dell'occhio, disturbi della glutizione che portano a errori di pronuncia)
  3. manualità e motricità della mano
  4. turbe del processamento centrale (attenzione, concentrazione, memoria)
  5. disturbi della relazione

PROFESSOR CARLO MUZIO: NPI PSICOTERAPEUTA, DOCENTE DI NEUROLINGUISTICA PRESSO L'UNIVERSTA' DI PAVIA

Alla fine degli anni 80 la situzione della clinica infantile vedeva due soli campi in cui inserire un bambino con difficoltà:

  1. DEFICIT COGNITIVI
  2. DIFFICOLTA' EMOTIVO/RELAZIONALI

Solo fino a 10 anni fa non erano ancora definiti con precisione alcuni quadri clinici.

Le prime definizioni di DSL (disturbi specifici di linguaggio) risalgono agli inizi degli anni 80. In questo periodo nascono i modelli specifici dello sviluppo.

Dalla fine dgli anni 80 agli inizi degli anni 90 si ha una definizione di dislessia come disturbo specifico della lettura e nasce il modello dei DSA a carico della lettura, del calcolo e della comprensione del testo.

DISTURBI SPECIFICI DELLO SVILUPPO.

Oggi ne possiamo parlare grazie allo studio delle neuroscienze, pertanto possiamo affermare che :

  1. non dipendono dalla relaizone madre/figlio e dal rapporto affettivo
  2. compromettono alcuni aspetti specifici: linguaggio; attenzione, organizzazione motoria; memoria; percezione dello spazio; processi di apprendimento

Si possono classificare in:

  1. disturbi di adattamento (può avere origini biologiche)
  2. disturbi dell'affettività (ansia e umore...)
  3. disturbi della regolazione
  4. disturbi del sonno e dell'alimentazione
  5. disturbi mulisistemici dello sviluppo
  6. disturbi generalizzati dello sviluppo
  7. iperattività e deficit attentivi
  8. disturbi specifici della funzione motoria
  9. disprassia
  10. disturbi specifici del linguaggio
  11. disturbi della condottoe dell'emotività
  12. disturbi specifici dell'apprendimento

Gli studi hanno permesso di capire che per poter aiutare un soggetto con un DSA è necessario capire la sua difficoltà all'interno di un percorso specifico, pertanto è molto importante l'osservazione del comportamento al fine di trarne i punti di debolezza e di forza di quel soggetto. I punti di forza serviranno per sostenere il bambino in difficoltà.

L'intervento sul bambino, affinchè sia efficace, dev'essere d'equipe in quanto "il sistema bambino" è un sistema dinamicamente complesso.

Per poter osservare e agire sul bambino in difficoltà è necessario conoscere gli 8 sistemi implicati nel processo di apprendimento:

  1. sistema di controllo dell'attenzione
  2. sisetma menmonico
  3. sistema dell'organizzazione spaziale
  4. sistema del linguaggio
  5. sistema della motricità
  6. sistema del pensiero superiore
  7. sistema dell'ordinamento sequenziale
  8. sistema del pensiero sociale

Negli ultimi anni è stata evidenziata una forte correlazione tra i DSL e il disturbo della coordinazione motoria (disprassia) .

La disprassia è un disturbo che coinvolge la programmazione e la coordinazione motoria.
il disordine disprassico coinvolge:

  • ADHD
  • DSL
  • DSA
  • Disturbo generalizzato dello sviluppo

(...CONTINUA)

sabato 12 aprile 2008

OSSERVAZIONE DEI SEGNALI PREDITTIVI NELLA SCUOLA DELL'INFANZIA

Come referente per la dislessia del mio circolo avevo pensato di fornire alle insegnanti della scuola dell'infanzia del materiale che potesse guidarle ed aiutarle nell'osservazione dei loro bambini al fine di individuare eventuali "segnali predittivi" permettendo loro di valutare l'eventualità di informare la famiglia delle difficoltà rilevate nel bambino, suggerendo un eventuale consulto specialistico.

Il materiale viene utilizzato nell'assoluto rispetto della privacy del bambino e della sua famiglia in quanto le osservazioni non prevedono alcuna registrazione scritta.

Alle insegnanti viene semplicemente spiegato che :

"
La dislessia evolutiva è un disturbo congenito che si manifesta in età scolare ma può avere una evidente sintomatologia già durante la scuola dell'infanzia.
Da recenti studi i cui risultati sono stati riportati dal dottor Giacomo Stella è emerso che il 40% dei dislessici ha avuto disturbi del linguaggio in età prescolare.
Di dislessia non si guarisce in quanto è un disturbo e non una malattia, ma attraverso interventi mirati e, soprattutto, precoci da parte di personale qualificato (logopedisti e insegnanti) il bambino può essere adeguatamente rieducato limitando gli insuccessi scolastici.
Più l'intervento è precoce maggiore sarà la possibilità di recupero
In quest'ottica è necessario che già nella scuola dell'infanzia venga effettuata un'osservazione sistematica di comportamenti considerati a rischio che devono essere evidenziati, prima di tutto, alla famiglia consigliando una consulenza logopedica e spiegando che solo specifici test potranno evidenziare la reale presenza di un disturbo (DSL); in seguito le osservazioni verranno discusse con le insegnanti della scuola primaria che accoglieranno il bambino in modo che possano continuare a prestare attenzione a determinati comportamenti ed evoluzioni delle abilità.

L'osservazione dev'essere condotta a partire dai bambini frequentanti il secondo anno di scuola dell'infanzia. Per loro il questionario potrà essere completato al termine dell'anno scolastico (mese di maggio) in tal modo sarà possibile valutare, anche insieme alla referente per la dislessia del circolo, se suggerire alla famiglia di sentire il parere di uno specialista

Per gli alunni dell'ultimo anno sarebbe opportuno condurre l'osservazioni il rpima possibile in modo da suggerire il più precocememente possibile un consulto specialistico: In questo modo, qualora i test evidenziassero davvero la presenza di una difficoltà, il bambino potrà iniziare eventuali terapie abilitative giungendo alla scuola primaria non solo con una valutazione sistematica da parte del servizio di NPI ma, soprattutto, con un'intervento già avviato. In questo modo gli si potranno evitare molti insuccessi scolastici, permettendo alle insegnanti di scuola primaria di affrontare il problema con strumenti adeguati attraverso la collaborazione con la logopedista."


ESEMPIO DI MODELLO DA SEGUIRE PER CONDURRE L'OSSERVAZIONE

1) Il bambino presenta disturbi del linguaggio che si manifestano in:


- confusione di suoni (s/z r/l v/f m/n p/b d/t)
SI, quali...................................................……………………………………….......
NO……………………………………………………………………………………………….


- frasi incomplete
SI, esempio.................………………………………………......................................
NO

2) Il bambino presenta una inadeguata padronanza fonologica quali:

- omissioni di lettere nella parola?
SI, quali………… ....................... ......……………..............................................
NO

- omissioni e/o inversioni di sillabe nella parola?
a. Se sì, QUALI ....................... .................................…………………….................
b. NO

C) mancata memorizzazione in varie situazioni di nomi di oggetti conosciuti e sempre usati?
a. SI
b. NO

D)inadeguatezza nei giochi linguistici, nelle storielle inventate, nei giochi di parole, nel riconoscimento e nella costruzione di rime
a. SI, quali…………………………………………………………………………………………
b. NO

3) Il bambino presenta inadeguata padronanza grafico-spaziali, quali:

-difficoltà nella copia da modello
a. SI
b. NO

-disorganizzazione spaziale
a. SI
b. NO

4) Il bambino presenta difficoltà mnemoniche, quali:

- difficoltà nella memorizzazione a breve termine
a. SI
b. NO

-difficoltà ad imparare filastrocche
a. SI
b. NO

5) Il bambino presenta difficoltà attentive?

-Riesce a soffermare l’attenzione?
a. SI
b. NO

-E’ facilmente distraibile?
a. SI
b.NO

6) Il bambino presenta difficoltà prassiche?

A). Ha difficoltà nella manualità fine?
a. SI
b. NO

B) È impacciato nel vestirsi/svestirsi, allacciare le scarpe, riordinare?
a. SI
b. NO

C) Presenta problemi di lateralizzazione?
a. SI
b. NO

D) Ha difficoltà a ripetere sequenze ritmiche e a mantenere il tempo?
a. SI
b. NO


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Tutte queste indicazioni sono state tratte dai convegni di Forno, Leinì, Torino e dal corso di Chivasso.

ALCUNE SPIEGAZIONI:

gli studi hanno evidenziato come esista una stretta correlazione tra i DSL (Disturbi Specifici del Linguaggio) che si manifestano in età prescolare e i DSA che emergono in età scolare, pertanto qualuqnue disturbo del lingiaggio non dev'essere mai sminuito, il genitore, prima dell'insegnante stesso, deve prestare attenzione all'evoluzione linguistica del proprio bambino portandolo il più precocemente possibile a un controllo specialistico. A volte c'è la tendenza da parte dei pediatri, dei famigliari o degli insegnanti di "sminuire" alcune difficoltà tendendo ad attribuirle a una caratteristica di crescita specifica del bambino; di norma ci si sente dire "non si preoccupi è normale che sia così, è ancora troppo piccolo, aspetti..." (magari in bimbi di 3 o 4 anni) in realtà solo il NPI, dopo un'attenta osservazione può valutare se il ritardo o il disturbo di linguaggio sono realmente legati a un aspetto di crescita del bambino.
Solo il NPI può suggerire indagini e terapie specifiche, tra cui un esame audiometrico anche in presenza di bimbi che sembrano sentire bene

MA COME SI PRESENTANO I BAMBINI DSL?

I bimbi con un DSL non manifestano solo difficoltà nella pronuncia o nell'articolazione di certi suoni ma anche:

-confusione tra suoni simili

- incapacità nel discriminare i suoni iniziali, centrali e finali delle parole: anche se gli abbiamo ripetuto 1000 volte che MELA inizia con M , quando gli chiediamo con che lettera inizia MELA non sanno rispondere o rispondono una lettera diversa

- incapacità a segmentare la parola in sillabe e ricostruirla, cosa che invece sa fare un bimbo senza DSL

- difficoltà a strutturare ed organizzare una frase (capita quando il bambino vuole raccontarci cos'ha fatto dai nonni e inizia a prendere il discorso alla lontana, facendo giri strani tanto che scoltandolo ci chiediamo: "ma dove vuole arrivare"? )

- fatica ad usare termini nuovi perchè non riesce a imprimerli nella memoria e non riesce a ripescarli quando gli servono per un discorso. Ciò è legato al punto precedente: il bambino è prolisso nel suo racconto perchè fatica a tirare fuori dalla memoria a lungo tremine i termini corretti per strutturare in modo coerente la frase che ha in testa.

COSA DEVO FARE COME INSEGNANTE?

Come insegnante devo condurre osservazioni attraverso il gioco.

Oltre che al linguaggio devo prestare attenzione a:

- difficoltà motorie: sono goffi nel vestirsi e svestirsi, non sanno legarsi le scarpe

- difficoltà visuo/spaziali: i bimbi DSL hanno un uso confuso e disordinato dello spazio; non sanno riconoscere una parte visiva , non sanno pescare l'unità grafica nella memoria trasferendola nel foglio; non ricordano la struttura delle lettere o dei segni pertanto necessitano del supporto di materiale strutturato.

- l'attenzione è labile e non viene mantenuta nemmeno per breve tempo

- difficoltà nel ricordare e riprodurre filastrocche o semplici poesie (spesso le madri se ne rendono conto durante le recite della scuola materna)

COSA POSSO FARE DIDATTICAMENTE?

sono consigliati molti giochi linguistici per osservare la capacità metafonologica (capacità di manipolare la parola) prima e per allenarla poi:

- è arrivato un bastimento carico di...
-dimmi una parola lunga e una corta
-giochi con le carte figurate raffiguranti molto oggetti che il bambino deve pescare e nominare
- creare un ambiente stimolante che ricordi al bambino le parole

Dove possibile è preferibile costruire il materiale con il bambino

VI CONSIGLIO UNA LETTURA...

Circa un mesetto fa ho acquistato il libro "Dislessia lavoro fonologico tra scuola dell'infanzia e scuola primaria"
Berton, Lorenzi, Lugli, Valenti
Ed. LibriLiberi (12 euro)

E' un libro che riporta una serie di indicazioni pratiche partendo dalla scuola dell'infanzia affinchè il bambino con incompetenze fonologiche possa approcciarsi alla letto-scrittura senza troppe frustrazioni.
Il libro ribadisce come la precocità degli interventi sui bambini "a rischio" di DSA (quindi su quelli con un DSL) riduca notevolmente l'insorgenza delle difficoltà legate alle abilità della lettura e della scrittura.

INDICE:

SCUOLA DELL'INFANZIA:

Il lavoro fonologico nella scuola dell'infanzia
  • giochi sull'ascolto
  • giochi sul ritmo
  • giochi di rinforzo dei movimenti bucco-fonatori
  • giochi fonologici
  • giochi di parole

L'attività fonologica

  • le routines
  • l'appello
  • gli incarichi
  • il calendario
  • che tempo fa
  • il menù
  • disegno e scrittura spontanea
  • le rime
  • la biblioteca

SCUOLA PRIMARIA

  • Percorso fonologico per livelli di acquisizione della scrittura
  • Attività sul nome proprio
  • La scrittura

sabato 22 marzo 2008

CONVEGNO DI TORINO DEL 15/03/2008



Sabato 15 marzo 2008, presso il Politecinco di Torino si è tenuto un convegno dal titolo "Dislessia, come affrontarla" . Al convegno, promosso dal Lions di Torino, sono intervenuti esperti del calibro di Stella, Muzio, Shindler nonchè Claudia Cappa, membro dell'AID di Torino, Maria Re, Paola Guglielmino, Concetta Mascalli esperta di DSA per l'Ufficio Scolastico Regionale.




Il convegno, che ha avuto inzio alle ore 9 e si è concluso alle 13, ha visto la partecipazione di numerosi insegnanti e dirigenti di ogni ordine di scuola, genitori, personalità politiche e giornalisti.




Qui di seguito voglio riportarvi alcuni passi del conveno mentre gli estratti inerenti gli interventi degli specialisti saranno pubblicati sul sito del Lions: http://www.lions108ia1.eu/




GIACOMO STELLA


  • La dislessia colpisce il 5%dei bambini


  • L'università ha in progetto una collaboraizione con le diverse direzioni scolastiche al fine di somministrare delle prove atte a verificare quali bambini sono potenzialmente a rischio di DSA.


  • La dislessia è una disabilità specifica dell'apprendimento di natura neurobiologica


  • esistono un apprendimento implicito ed un apprendimento esplicito.Quello implicito riguarda le abilità strumentali; quello esplicito riguarda gli apprendimenti scolastici


  • l'apprendimento è l'incremento dell'efficienza di un atto. Perchè un apprendimento sia efficiente è necessario che ci sia : un elevato grado di precisione; un basso impegno attentivo; una certa velocità d'esecuzione; mantenimento di uno standard di risposta elevata.


  • DISABILITA' DI APPRENDIMENTO: l'incremento di efficienza atteso non si manifesta nonostante la ripetuta esposizione agli stimoli.


  • COMPORTAMENTO OSSERVABILI: l'esperienza non viene accumulata; l'allenamento non sortisce effetti; la prestazione non diviene standard ma si manifesta in modo incostante ed occasionale e richiede uno sforzo attentivo volontario.


  • i bimbi DSA sono quei bimbi che hanno bisogno di uno specialista che insegni loro delle cose. L'insegnante deve dedicarsi a loro.


COSA DICONO LE NEUROSCIENZE PER IL RECUPERO?



  • il sistema ortografico italiano è adatto ad una strategia di tipo assemblativo

  • il metodo che favorisce la scoperta della regolarità tra grafema e fonema è il metodo fonico-sillabico

  • le strategie assemblative consentono di leggere una parola sommando in sequenza delle sillabe LU + CER + TO + LA = LUCERTOLA

  • Il metodo globale non è adatto allo studio della nostra lingua, in particolre per alunni in difficoltà, in quanto impegna troppo la memoria visiva; i francesi lo hanno addirittura vietato per legge.

  • nella scrittura è necessario stabilire la stabilità del carattere: è dannoso presentare i 4 caratteri in prima elementare, soprattutto se contemporaneamente.

  • in prima elementare bisogna dare largo spazio alla scrittura in stampato maiuscolo e introdurre lo stampato minuscolo come strumento di lettura, il corsivo dev'essere introdotto per ultimo.

  • in prima elementare non introdurre contrasti ortografici, ossia suoni che si scrivono in modi diversi

  • non introdurre le doppie

  • non introdurre grafemi multisegnici: i bambini dislessici in prima non sono ancora pronti ad interiorizzare le suddette difficoltà.

PERCHE' LA DISLESSIA RISCONTRA SCETTICISMO?



  • Perchè è una disabilità invisibile in quanto non ha marcatori biologici visibili

  • la dislessia non ha identità sociale fuori dalla scuola, si manifesta solo in determinati contesti

  • esistono ancora molti pregiudizi tra gli insegnanti che stentano a riconoscere l'esistenza della dislessia, pertanto se il bambino non apprende secondo le attese, le motivazioni vengono ricercate o in un basso QI (ritardo mentale) o in una mancanza di motivazione o nei problemi famigliari

COSA DEVE FARE L'INSEGNANTE?



  • deve osservare i comportamenti evidenziando eventuali campanelli d'allarme

  • deve saper insegnare a chi non apprende facilmente

  • l'insegnante è in grado di garantire il cambiamento didattico ed la frequenza quotidiana nell'intervento individualizzato


(CONTINUA....)

ALCUNE STRATEGIE

I bambini DSA , come qualunque altra persona, hanno caratteristiche individuali: c'è chi, comunque, non ha difficoltà ad apprendere una lingua straniera, chi invece non ci riuscirà mai; chi possiede una buona memoria e chi no....E' proprio in base alle peculiarità del singolo che l'insegnante deve modificare ed adattare la sua didattica, come ripetono spesso Stella e molti suoi colleghi "non esiste una ricetta valida per tutti i bimbi dislessici"



Personalmente, partendo dalle indicazione didattiche di base fornite da chi studia i DSA da anni, sto provando strategie diverse con i miei alunni in difficoltà di apprendimento e in base alle loro risposte traggo delle conclusioni personali che però sono valide per quel singolo bambino e potrebbero non esserlo per un altro.



Oggi voglio parlarvi della memoria.



Molti bimbi DSA posseggono una memoria di tipo uditivo/visivo. Imparano velocemente tanto quanto è maggiore la possibilità, per loro, di creare delle immagini mentali e delle associazioni. Lo studio delle tabelline , proprio perchè si basa sulla memorizazione di concetti matematici astratti è spesso ostico pertanto bisogna escogitare delle strategie . Alcuni insegnanti hanno provato ad inserire le tabelline all'interno di filastrocche da far memorizzare in modo che il bambino ricordando la filastrocca sia in grado di ricordare la tabellina. Personalmente ho provato con i miei alunni ed è risultato che chi aveva buona memoria non ha avuto alcuna difficoltà ad interiorizzare poesia, sequenza e operazione ; chi invece presentava deficit nella memorizzazione la fialstrocca è risultata essere un ostacolo in più. A quel punto ho richiesto lo studio solo della sequenza finalizzato, però, non tanto all'uso delle tabelline quanto all'allenamento mnemonico.

Ciò che invece, ho trovato essere utile per uno dei miei alunni è stato l'uso della Tavola Pitagorica come strumento compensativo: l'utilizzo sistematico lo porterà, gradualmente, ad interiorizzare le operazioni.



Altro strumento utile è stato il libro di Bortolato (http://www.camillobortolato.it/) "Imparare le tabelline" Erickson, in cui viene svolto tutto un lavoro atto ad attivare la memoria, in particolare Bortolato usa immagini e parole gancio che suggeriscono la risposta attraverso un accostamento associativo sia da un punto di vista fonico che iconografico.





Un altro sistema escogitato da alcune mamme di bimbi discalculici e non, è quello di far inventare ai bambini stessi rime e filastrocche collegate alla tabellina o al concetto da memorizzare: più la rima è strampala più il bambino riesce a ricordare. Ovviamente questo tipo di operazione dev'essere fatta dal bambino e non preconfezionata dall'adulto, dev'essere il bambino a trovare la strategia più adatta alla sua forma mentis, alla sua struttura mnemonica. Lo stesso sistema è stato utilizzato durante lo studio delle discipline, molti hanno continuato ad adottarlo durante il percorso universitario.



Per quanto concerne lo studio delle poesie, semplici, con rime, ho notato che vengono maggiormente interiorizzate se il bambino ha la possibilità di "giocarci" mettendosi dalla parte dell'insegnante: la maestra (o la mamma) prova a ripetere la poesia a memoria mentre il bambino controlla che venga recitata in modo corretto. Ovviamente ciò richiede una certa abilità di lettura da parte del bambino (pertanto non è detto che questo sistema sia adatto nel caso di dislessici gravi).



Ciò che aiuta la memorizzazione è anche la lettura lenta e scandita da parte di terzi. In tal modo il bambino utilizza le sue energie solo per memorizzare: se invece deve leggere autonomamente, poichè l'abilità della lettura non è automatica, le energie saranno convogliate a decodificare il testo scritto perdendo di vista la comprensione e , di conseguenza, la sua memorizazzione. Poichè non sempre è possibile la presenza costante di un adulto durante lo studio, è possibile usare dei registratori: l'adulto può registrare la poesia da memorizzare e il bambino potrà ascoltarla ripetutamente senza impegnare eccessivamente la mamma o il papà.

venerdì 21 marzo 2008

" DONIAMO UNA FIRMA AFFINCHE' A TUTTI I BAMBINI SIA GARANTITO IL DIRITTO ALLA CONOSCENZA - IL FUTURO LO COSTRUIRANNO LORO!"


Eccovi un'iniziativa molto importante: raccogliere firme per una petizione da presentare al Governo affinchè venga approvata una legge che tuteli i bambini DSA.

Al momento esistono solo due note minesteriali sui DSA ma le note ministeriali sono deboli, vengono spesso disattese, pertanti ci vuole una legge forte che dia delle vere garanzie a chi ha un disturbo specifico di apprendimento.
Ogni governo promette di promulgare una legge a tutela di chi ha un DSA ma ogni volta il tutto viene messo nel cassetto.


Qui di seguito il testo della petizione:


"" FIRMA QUESTA PETIZIONE ON-LINE per sensibilizzare e spronare chi ci GOVERNA circa il tema della DISLESSIA perchè, dopo troppi anni di attesa, possa essere portata a compimento una LEGGE che TUTELI i bambini e i ragazzi dislessici


A: PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PRESIDENTE DELLA CAMERA PRESIDENTE DEL SENATO MINISTRO DELL'ISTRUZIONE MINISTRO DELLA SALUTE


La dislessia è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere in modo corretto e fluente. Spesso si accompagna a disgrafia (difficoltà a scrivere in modo leggibile e fluente), disortografia (difficoltà a fare proprie le regole ortografiche), discalculia (difficoltà nelle abilità numeriche ed aritmetiche ). Queste difficoltà vengono racchiuse nel termine D.S.A.(disturbi specifici dell'apprendimento) e si manifestano in bambini intelligenti, privi di deficit neurologici e sensoriali che hanno ricevuto adeguate opportunità sociali e relazionali. Oggi questo disturbo, che secondo i calcoli più recenti interessa 3 milioni di italiani di cui circa 480 mila studenti, limita così tanto la loro riuscita scolastica, da farli apparire agli occhi degli insegnanti come svogliati e disattenti, causando spesso loro problemi psicologici, come perdita di autostima, affievolimento della motivazione ad apprendere, ansia, depressione, ecc, costringendoli spesso all'abbandono scolastico. Esistono normative importanti a tal riguardo, D.P.R. 275/99; Legge 53/03; Nota MIUR 4099/A/4 del 5.10.04; Nota MIUR 26/A 4° del 5.01.05; Nota MIUR 1787 del 1.03.05; Nota MIUR 4798/A4a del 27.07.05; O.M. n° 22 del 20.02.2006, MA IN MANCANZA DI UNA LEGGE CHE LE FACCIA RISPETTARE, VENGONO COSTANTEMENTE DISATTESE. RICORDIAMO CHE DA DUE LEGISLATURE E' IN DISCUSSIONE, SENZA ESITO, UNA LEGGE ADEGUATA, PERTANTO VI ESORTIAMO A FARVENE CARICO URGENTEMENTE PERCHÉ I BAMBINI SONO IL NOSTRO FUTURO, NON DIMENTICATELO MAI !!! Grazie ""

FIRMA ANCHE TU

http://www.petitiononline.com/mod_perl/signed.cgi?amicar01

UN CD GRATUITO PER DS E DISLESSIA


Ai seguenti Link potete scaricare dei programmi utili per bimbi dislessici. Il cd gratuito è stato ideato dalla maestra Pulvirenti Antonella, referente per la dislessia del 3° circolo di San Remo.
QUI SI SCARICA
QUI SI PUO' VEDERE DI COSA SI TRATTA
COME USARE IL CD:
Dopo aver scelto una fascia di età, si accede ad un elenco di software"zippati" (compressi in formato .zip); basterà cliccare sul link apposito per copiarli sul PC in uso - in qualunque posizione- ed estrarli successivamente (icona ). ..........Per ogni software si può leggere una recensione, con alcune videate del programma e le istruzioni d'uso. ......consultare la scheda con le note tecniche, che segnala se il programma deve essere installato o è direttamente eseguibile. Gli eventuali file aggiuntivi, necessari per alcuni programmi, saranno anch'essi compressi in formato zip e scaricabili direttamente dal link presente nel documento stesso. Tutti i file aggiuntivi sono contenuti nel CD, ad esclusione dei controlli MS ActiveX, indispensabili per i programmi in cui vi è il personaggio parlante Merlino (per tali controlli, scaricabili gratuitamente dal sito Microsoft, leggere le note tecniche dei singoli software e l'apposito videotutorial). Se vengono segnalati files aggiuntivi, con le relative istruzioni di installazione, questi possono essere copiati con facilità sul PC, cliccando sul link corrispondente. .....Molti software consentono di modificare gli archivi degli esercizi: Personalizzare gli esercizi sulla base delle difficoltà riscontrate può essere determinante per favorire il successo formativo del bambino con DSA.

giovedì 20 marzo 2008

CI INSEGNI A RICONOSCERE LA DISLESSIA?

Alcuni giorni fa una collega mi ha posto questa domanda che è stata, per me, spunto di riflessione su cosa i colleghi, in realtà, si aspettino dal loro referente .

Rileggendo il mio blog mi sono resa conto che ho dato diverse informazioni ma che alla fine ciò che gli isnegnanti cercano e vogliono è qualcosa di estremamente pratico e veloce da "utilizzare" pertanto , in questo post, voglio provare a mettere insieme le informazioni che ho tratto dai vari convegni e corsi creando una specie di vademecum a uso di chiunque si trovi di fronte ad alunni con delle difficoltà di apprendimento...


PRIMA DI TUTTO COME INSEGNANTE DEVO PRENDERE COSCIENZA DI ALCUNI PUNTI FONDAMENTALI:

1: la diagnosi di dislessia e DSA non rientra nelle mie competenze ma spetta agli specialisti.


2: poichè sono un'insegnante sono uno specialista di didattica e pedagogia pertanto devo saper insegnare a chi non apprende spontaneamente (Dal convegno di Torino del 15/03/2008 )


3. come insegnante devo saper osservare i comportamenti al fine di individuare i segnali predittivi di un disturbo

4: devo prendere coscienza del fatto che, in caso di DSA, più è precoce l'intervento abilitativo da parte dei servizi di NPI maggiore sarà il recupero da parte del bambino, pertanto devo essere in grado di escogitare delle stretegie comnunicative atte a far prendere coscienza del problema ai genitori più reticenti.

5: la fretta è sempre una cattiva consigliera e con i bimbi DSA può fare danni davvero seri, quindi devo imparare ad avere obiettivi diversi che vanno oltre la fretta di svolgere tutto il programma ministeriale


COSA DEVO OSSERVARE?


Quando osservo mi pongo delle domande a cui cerco di dare delle risposte:


1: Il bambino ha un deficit sensorile?

SI'? Non è un DSA
NO? potrebbe essere un DSA


2: l'ambiente famigliare è deprivante?
SI? Non è un DSA
NO? potrebbe essere un DSA


3: Ha turbe emotive, psicologiche?
SI? Non è un DSA
NO? Potrebbe essere un DSA



MOLTO PROBABILMENTE SI TRATTA DI DSA SE....


  • il bambino fatica ad automatizzare e interiorizzare abilità che gli altri compagni hanno già raggiunto?



  • il bambino è lento, si stanca e si distrae molto facilmente, manifesta turbe del comportamento, diventa porvocatorio e oppositivo, oppure particolarmnete ansioso e iperattivo



  • fatica a copiare dalla lavagna, vede le lettere muoversi e assumere forme strane

  • durante la lettura inventa parole in sotituzione a quelle presenti nel testo o salta frequantemente le righe

  • legge sillabando in un'età in cui l'automatismo della lettura dovrebbe essere acquisito (dalla classe 2 primaria in poi)



  • assume una postura particolare durante la lettura: sembra sdraiarsi sul testo, contorcersi durante il compito








  • sembra spesso distratto e guardare altrove, in realtà il bambino si sta concentrando. Spesso per mantenere l'attenzione hanno bisogno di fare altro, è il caso dei bimbi che quando spieghiamo disegnano o scrivono: è una strategia per mantenere l'attenzione sulle nostre parole. Di norma quei bimbi sono in grado di ripetere tutto ciò che abbiamo detto

  • presenta difficoltà nell'organizzazione spazio/temporale (non riesce ad orientarsi sul foglio e ad utrilizzarlo in modo armonioso; prende il quaderno al contrario; non sa da dove inizare a scrivere, scrive da destra a sinistra; molte lettere e numeri sono al contrario; la scrittura non rispetta le regole grafiche: tende a salire o a scendere al di fuori degli spazi,le lettere sono irregolari, tremolanti, senza una regola grafica; non sa discriminare la destra dalla sinistra, non sa leggere l'orologio, il calendario, il diario, fatica a memorizzare i mesi, i giorni della settimana)


  • quando aumentano le difficoltà (di norma verso la 3 /4 elementare ) tende a scrivere con caratteri sempre più piccoli, quasi volesse nascondere la scrittura, pertanto la sua grafia diventa intelleggibile.

  • omette spesso le lettere maiuscole

  • predilige e chiede di scrivere nello stampato maiuscolo in cui, di norma è molto più abile e veloce, mentre presenta notevoli difficoltà nel corsivo

  • fatica a riconoscere i diversi caratteri tipografici

  • i maggiori errori di lettura si presentano nella lettura dello stampato minuscolo dove molte lettere differiscono solo per la direzione

  • nella lettura tende a sostituire suoni simili: p/b d/t m/n r/l s/z

  • ha difficoltà nel discriminare e ripordurre ortograficamente corretti suoni difficili da pronunciare: chi/che ghi/ghe gn/gl sci/sce ( al convegno di Torino del 15/03/2008 gli specialistui hanno consigliato di rimandare lo studio di questi suoni alla secoidna elementare per permettere ai bimbi in diffciltà di acquisire meglio la scrittura e la lettura di suoni più semplici)

  • difficoltà nella discriminazione e riproduzione delle doppie

  • difficoltà nell'uso della punteggiatura: spesso manca nei loro testi o è usata in modo improprio



  • difficoltà a usare il vocabolario e a imparare l'ordine alfabetico















  • difficoltà nel memorizzare le tabelline















  • difficoltà nel memorizzare la procedura delle operazioni aritmetiche

  • difficoltà ad imparare termini psecifici delle diverse discipline, ad interiorizzare e usare in modo corretto il lessico nuovo.

  • difficoltà a ricordare le date storiche, gli eventi, gli elementi geografici, lo spazio geografico e i nomi sulle carte.

  • difficoltà a ricordare quando è il proprio compleanno, quando sono le ricorrenze più importanti (Natale , Capodanno...)

Quanto elencato sono semplicemente degli elementi predittivi che debbono alzare il livello di attenzione da parte dell'insegnante. Più caratteristiche sono presenti contemporanemamente maggiori sono le possibilità che il bambino abbia un DSA. Allo stesso tempo non è automatico che le caratteristiche appena elencate siano indice di un disturbo specifico. Le variabili da considerare e di cui tener presente sono molteplici: l'emotività, l'esperienza, gli stimoli, la famiglia, l'ambiente in cui il bambino vive ed è cresciuto, eventuali traumi....


RICORDATE: gli insegnanti devono rispettare i ruoli e le competenze, di conseguenza, non fanno diagnosi, quelle spettano agli specialisti.


Gli insegnanti possono avere dei sospetti derivanti da osservazioni attente e approfondite del comportamento e delle abilità del bambino, pertanto possono decidere di suggerire alla famiglia un consulto specialistico. Quando parlano con i genitori non devono mai accennare alla dislessia e ai DSA perchè essi fanno parte di una diagnosi conseguente alla somministrazione di test specifici.


Gli insegnanti devono parlare delle difficoltà didattiche che ha il bambino senza dare loro un nome. La didattica è di competenza degli insegnanti. (Indicazioni date da M.Bianchi dell'AID di Torino al corso di Chivasso)


domenica 10 febbraio 2008

LA DISLESSIA NEGLI ADULTI

La dislessia poichè è di origine genetica permane per tutta la vita.
L'attenzione da parte della scuola verso i DSA è recente pertanto, attualmente, i dati relativi i DSA riguardano prevalentemente i soggetti in età scolare in quanto è proprio la scuola che si accorge che c'è qualcosa che non va e invia il bambino ai servizi di NPI dove viene sottoposto a tutte le indagini del caso, quindi anche ai test che accertano la presenza o meno di un DSA.
Si pensa che questo disturbo interessi circa il 3% della popolazione scolastica...La dislessia e i disturbi ad essa associata, però, esistono da sempre, pertanto ai numeri consociuti è necessario aggiungere quelli relativi a tutte le persone adulte le quali non hanno potuto usufruire degli specifici test diagnostici. A tale fine il dottor Ghidoni dell'università di Reggio Emilia, ha messoa punto dei test per adulti. Il suo intento è quello di testare più gente possibile al fine di avere un quadro completo della situzione italiana in merito alla dislessia.
Qui di seguito vi riporto alcune informazioni ed indicazioni relative ai test sugli adulti tratte dal forum dislessia

Il servizio di diagnosi avviene presso l'Unità Operativa di Neurologia dell'Arcispedale S Maria Nuova , Reggio Emilia, Viale Risorgimento 80.
Si accede al servizio con una semplice richiesta del medico curante su ricettario del Servizio Sanitario Nazionale; prevede la somministrazione di una batteria di test di lettura e di altre prove che consentono di individuare con sicurezza i casi di dislessia anche se ben compensata. Per informazione e prenotazioni : tel. 0522 296031

(http://www.aiditalia.org/it/dislessia_negli_adulti.html)

I tempi di attesa si aggirano sui 30 giorni circa e la restituzione della diagnosi avviene in giornata oppure per posta .

Sul sito http://www.dislessia.org/forum/viewtopic.php?t=3275 il dottor Ghidoni ha dato una spiegazione dettagliata dell'iniziativa da lui stesso promossa. Ve la riporto qui di seguito:

"LA diagnosi di dislessia non si basa solo su una storia personale di difficoltà scolastiche o di problemi persistenti in alcune attività della vita quotidiana, deve essere confermata dal rendimento nei test specifici. La novità della attività svolta a Reggio E. è che è stata creata una batteria con valori di riferimento raccolti da un campione di adulti , mentre finora i test disponili erano solamente tarati sui bambini o al massimo gli studenti delle superiori. La diagnosi si basa sulla esecuzione di prove che riguardano la lettura ma anche altre funzioni (intelligenza, memoria a breve termine, capacità di attenzione etc.); le prestazioni del soggetto vengono confrontate con i valori di riferimento del gruppo di controllo della stessa età della persona in esame (per es. per un soggetto di 40 anni il controllo è dato da un gruppo di soggetti dai 35 ai 44 anni); i gruppi di controllo sono attualmente formati circa da 15-20 soggetti per ogni classe di età per cui i valori normali di riferimento sono provvisori ma già comunque sufficientemente affidabili per poter dire se le prestazioni di una persona sono nella norma o no. Solamente per le prove di calcolo abbiamo ancora a disposizione solo i valori normali di soggetti della scuola superiore, il che espone al rischio di trovare troppe persone che hanno valori inferiori alla “norma”, dato che il rendimento degli studenti di scuola superiore è comunque mediamente migliore di quello di un trentenne o di un quarantenne. Ma se il rendimento della persona in esame risulta migliore di quello dei controlli, non si pone il problema di un falso negativo. Questi aspetti sono forse troppo tecnici ma necessari per rispondere alle critiche di chi ritiene gli strumenti non affidabili semplicemente perché qualcuno non ha avuto confermata la diagnosi che si aspettava. In base ai criteri diagnostici ufficiali non si può classificare come dislessico chi ha una prestazione in tutte le prove di letture perfettamente normale sia come velocità che come correttezza. Ciò non significa che quella persona non abbia nulla, Il mondo dei disturbi di apprendimento è molto complesso, non esiste solo la dislessia, vi sono disturbi di apprendimento ancora poco conosciuti (per es il disturbo isolato di comprensione, il disturbo semantico-pragmatico, il disturbo visuo-spaziale evolutivo e anche altre situazioni che ancora non conosciamo). Crediamo che l’applicazione di questi nuovi strumenti diagnostici possa aiutare il mondo scientifico a individuare e meglio definire anche queste situazioni a cui ancora nessuno ha dato un nome. Detto questo è comunque vero che tutti gli strumenti diagnostici hanno i loro limiti, la batteria di Reggio Emilia serve principalmente per evidenziare la presenza di dislessia, dato che è il disturbo più frequente , mentre se ci si trova di fronte a un disturbo diverso e più complesso, è necessario eseguire altri test di approfondimento per tentare di arrivare ad una diagnosi. In ogni caso il nostro lavoro è finalizzato a cercare di aiutare le persone a comprendere meglio i propri problemi (e questo a volte può anche contraddire le interpretazioni personali o le autodiagnosi ) e a far emergere il mondo sommerso della dislessia degli adulti. Ve lo dice chi conosce personalmente il problema avendo un figlio dislessico e avendo vissuto tutti i drammi relativi e i problemi conseguenti. Grazie e cordiali saluti Enrico Ghidoni Vice-presidente Associazione Italiana Dislessia AID -Piazza Martiri 1/2 Bologna 051 243358 www.dislessia.it www.aiditalia.org info@dislessia.it ----- Responsabile Laboratorio di Neuropsicologia, Unità di Neurologia, Arcispedale S.Maria Nuova, Reggio Emilia 0522 296031 "

giovedì 3 gennaio 2008

SPORTELLO DISLESSIA A RIVAROLO CANAVESE


Distretto Scolastico 38 Rotary Club Rivarolo Canavese Cuorgnè e Canavese

SPORTELLO DISLESSIA 2008

INCONTRO

Giovedì 17 gennaio 2008

con Dott. I. Vernero e Logopedista A. Renati




Incontri individuali su appuntamento
dalle ore 15.00 alle 18.00
presso i locali del Distretto della Scuola Media “G.Gozzano” di Rivarolo Canavese
Gli insegnanti ed i genitori possono accedere previo appuntamento prenotando presso la Segreteria della Scuola Media “G.Gozzano” di Rivarolo telefonando allo
0124 424706


Progetto modulare di prevenzione, educazione e recupero per problemi di lettura, scrittura e logico-matematica per allievi della materna, elementare e media.

giovedì 27 dicembre 2007

UNA DIDATTICA AMICHEVOLE PER I DISLESSICI



Queste sono solo alcune delle proposte che l'AID ha elaborato per fornire agli insegnanti indicazioni per un'attività didattica che tenga conto delle difficoltà di apprendimento:



  • dispensa da alcune prestazioni: lettura a voce alta, scrittura veloce sotto dettatura, lettura di consegne. Uso del vocabolario, studio mnemonico delle tabelline.

  • Dispensa dallo studio delle lingue straniere in forma scritta

  • tempi più lunghi per prove scritte e riduzione delle stesse

  • Tempi più lunghi per lo studio, mediante un'adeguata organizzazione degli spazi ed un adeguato e flessibile raccordo con gli insegnanti

  • Organizzazione di interrogazioni programmate

  • Uso, dove necessario di strumenti compensativi quali: tabella dei mesi; tabella dell'alfabeto e dei vari caratteri; tabella delle misure, tavola pitagorica; tabella delle formule; calcolatrice; registratore; cartine geografiche e storiche.

  • Uso di strumenti informatici: videoscrittura con correttore ortografico e sintesi vocale, programmi adeguati e commisurati alla compensazione delle difficoltà nel singolo caso.

  • Assegnazione di compiti a casa in misura ridotta

  • Possibilità d'uso di testi ridotti non per contenuto, ma per quantità di pagine

  • Predisposizione in tutte le scuole di una fonoteca scolastica contenente il testo parlato dei libri in adozione e altri testi culturalmente significativi (collaborazione col Centro del “libro parlato” dell'Unione Italiana Ciechi)

  • Utilizzo, per lo studio, di cassette registrate

  • Richiesta alle case editrici di produrre testi anche ridotti o digitalizzati e/o contenenti audio-cassette

  • Valutazione formativa che non tenga conto dell'errore ortografico, ma del contenuto e che sia in grado di rinforzare l'autostima evitando la puntualizzazione delle difficoltà

  • Diritto, nei casi in cui lo richiedano, di un'insegnante di sostegno e/o di un lettore a scuole e/o a casa

  • Possibilità di usare tutti gli strumenti necessari durante le prove di verifica e gli esami finali e di avere adeguamenti, riduzione e/o tempi più lunghi per lo svolgimento degli stessi.

(tratto da DISLESSIA dell'AID)

DAL CONVEGNO DI FORNO


L'insegnante può:

  • conoscere l'esistenza del problema
  • saperlo individuare precocemente
  • osservare se si verificano discrepanze significative tre le prestazioni dell'alunno sospetto di DSA e quelle della classe
  • contattare gli operatori ASL
  • in caso di alunno con diagnosi informarsi in modo preciso sulle sue difficoltà specifiche, perchè ogni bambino è diverso e ogni dislessico è un po' diverso dagli latri dislessici
  • stabilire come intervenire in collaborazione con la famiglia e gli operatori ASL, come comportarsi per le verifiche, i compiti a casa, le interrogazioni e le valutazioni.
  • Solo nel caso di DSA severo è indicata una programmazione differenziata

mercoledì 26 dicembre 2007

COSA DEVONO FARE GLI INSEGNANTI?











l'insegnante deve:
  • CONOSCERE L'ESISTENZA DEL PROBLEMA

l'insegnante di fronte a un dubbio di DSA deve parlarne con la famiglia consigliando di rivolgersi al più presto al servizio di NPI per una prima valutazione diagnostica

  • DEVE COLLABORARE A INIZIATIVE DI SCREENING
E' in fase di sperimentazione un questionario rivolto a insegnanti e genitori (non prevede il coinvolgimento dei bambini) che permette di individuare la percentuale di rischio, per il bambino, di manifestare un DSA. Tale questionario è di semplice applicazione pertanto gli insegnanti non hanno bisogno di una preparazione specifica o dell'intervento di personale esperto; inoltre i risultati sono piuttosto rapidi.
Esistono poi una serie di test standardizzati somministrati individulmente che valutano la velocità, la correttezza e la comprensione della lettura. Queste prove richiedono l'intervento e l'interpretazione di personale qualificato.
  • DEVE COLLABORARE CON IL SERVIZIO DI NPI E LA FAMIGLIA
Quando il DSA viene certificato gli insegnanti devono instaurare un rapporto collaborativo sia con la logopedista e gli specialisti del servizio NPI che seguono il bambino; sia con la famiglia.
La famiglia ha un compito fondamentale nel processo cognitivo del figlio in quanto un bambino DSA avrà bisogno dell'aiuto dei genitori per poter studiare e comprendere le consegne dei compiti
Gli insegnanti devono incontrare periodicamente sia gli specialisti che la famiglia per concordare interventi comuni e verificare i risultati raggiunti.
  • DI FRONTE A UN DSA DEVE PROVVEDERE A UNA PROGETTAZIONE DIDATTICA ADEGUATA.

L'insegnante deve prendere coscienza del fatto che il bambino DSA apprende in modo diverso rispetto ai compagni pertanto è necessario che la metodologia didattica sia flessibile e adeguata allo stile di apprendimento del bambino in difficoltà. Per progettare il percorso didattico deve tenere presenti le indicazioni degli specialisti sanitari

L'insegnante deve anche essere cosciente del fatto che il bambino DSA può avere delle prestazioni incostanti pertanto un giorno può leggere in modo abbastanza e fluenze e non riuscire più a farlo il giorno seguente. Ciò non deve provocare frustrazione nell'insegannte in quanto rientra nelle caratteristiche del bambino.
  • DEVE FAVORIRE L'AUTOSTIMA
I bambini DSA vengono spesso considerati bimbi svogliati e la richiesta di un apprendimento standardizzato causa insuccesso che mina l'austostima del bambino.

L'insegnante deve motivare il bambino DSA in tal modo egli sarà spronato a fare al meglio delle proprie possibilità.
  • NON DEVE CONSIDERARE IL BIMBO DSA COME DIVERSO
L'insegnante deve partire dalle caratteristiche e dalel potenzialità del bambino senza trattarlo come un diverso.

lunedì 24 dicembre 2007

BUON NATALE DAL PROF. GHIDONI

Caro Babbo Natale (o Gesù Bambino, o chi preferisci…) Per le prossime feste e per il nuovo anno desidero avere 2 o 3 regali da scegliere fra i seguenti: 1) una maestra che mi capisca, non mi faccia a leggere a voce alta,mi lasci usare il computer e la calcolatrice,e mi faccia scoprire che anche io riesco a imparare 2) due genitori intelligenti e affettuosi che trovino sempre il modo di seguirmi e aiutarmi nella maniera giusta 3) un preside che nella sua scuola permetta e diffonda le conoscenze sulla dislessia e gli strumenti per affrontarla 4) dei professori che siano ben informati e continuino ad aiutarmi a imparare nel modo a me congeniale anche alla scuola superore e all’università 5) un medico e uno psicologo che capiscano al volo qual è il mio problema, mi facciano fare i test necessari, e mi scrivano ben chiaro che cosa ho, quali sono le mie difficoltà e quali sono i miei talenti 6) una logopedista che mi faccia fare attività simpatiche e creative davvero adatte a rinforzare le mie capacità 7) un datore di lavoro che mi faccia fare le cose che la mia intelligenza mi permette, senza considerare qualche stupido errore che continuerò a fare un direttore di autoscuola che mi faccia fare l’esame per la patente in forma orale o con un lettore per i quiz 8) dei senatori e deputati che si affrettino ad approvare una legge sulla dislessia che garantisca il rispetto di tutti i miei diritti a scuola e nel mondo 9) degli amici che mi vogliano bene e mi considerino per quello che sono anche se leggo male (ma questi ce li ho già…) 10) qualcuno che nella vita mi racconti il mondo meraviglioso che le parole scritte mi nascondono… Chiedo troppo? Anche uno solo di questi regali potrebbe farmi felice… PIERINO







sabato 24 novembre 2007

L'ESPERIENZA DI UNA FAMIGLIA

Vi riporto la lettera che la famiglia di una bimba dislessica ha scritto agli organi di stampa .


" Cari bambini, cari genitori e cari insegnanti oggi vogliamo raccontarvi la storia di una bambina che ama i libri ma non li vuole leggere. Aisha (usiamo questo nome perché questa è la sua Winx preferita!) ha 8 anni. I problemi di Aisha sono iniziati con l’ingresso in prima elementare. Già dai primi giorni di scuola Aisha non parlava mai di sua volontà di cosa avesse fatto a scuola e anche su richiesta non sapeva rispondere, non ricordava che lettera fosse stata presentata e se avesse qualcosa da fare per i compiti a casa. Da subito è sembrato strano che una bambina giudicata la migliore della sua classe dalle maestre della materna fosse così “strana” riguardo la scuola, non avesse curiosità per imparare, non cercasse di riconoscere le lettere. I dubbi sono aumentati quando abbiamo visto che aveva serie difficoltà a scrivere, si stancava molto facilmente e piangeva. Spessissimo scriveva speculare e non capiva la differenza tra scrivere da sinistra verso destra o viceversa, spesso non sapeva con che mano scrivere. A tutto ciò si aggiunga che Aisha ha uno zio materno dislessico e un cugino di parte paterna dislessico Ai primi colloqui della prima elementare è stato chiesto alle insegnanti se avessero notato qualcosa di strano nell’apprendimento di Aisha, se leggeva correttamente, se avessero notato la scrittura speculare, l’uso di sinonimi nella lettura, la difficoltà di riconoscere in particolare le lettere p b q d, l’incapacità di scrivere correttamente Cagliari (cioè l’incapacità di scrivere il gruppo gli). La risposta è stata unanime “tutto nella norma”! Aisha fa così, ma cambierà, non si può certo parlare di dislessia, altrimenti in classe ci sarebbero anche altri bambini che hanno gli stessi problemi!E’ tutto normale in prima elementare. Le insegnati in blocco hanno iniziato a convincersi che Aisha non avesse difficoltà di apprendimento, ma difficoltà dovute alla famiglia, all’essere la figlia maggiore, alla scarsa considerazione in casa e alla necessità di attirare l’attenzione dei genitori. Questa presa di posizione per noi genitori è stata gravissima, mettere in discussione i nostri rapporti familiari per non accettare una oggettiva difficoltà di Aisha. Siamo comunque andati avanti per la nostra strada e abbiamo fatto fare alla bambina i test per chiarire di quale natura fossero le sue difficoltà. Certo non si è avuta la diagnosi di dislessia per l’età della bambina (6 anni e mezzo quando le sono stati somministrati i primi test), ma sono state individuate diverse aree in cui si è reputato necessario intervenire. La relazione dell’equipe è stata consegnata alle insegnanti, ma non si capisce se sia stata letta! O capita! Ai colloqui finali della prima elementare abbiamo avuto conferma che le maestre non credevano neanche alla relazione medica: una non capiva la necessità di spendere soldi per la terapia, una continuava a ripetere “è per i fratelli, vuole attirare l’attenzione”, un’altra ci ripeteva che Aisha non aveva problemi ma era chiacchierona! In questa occasione siamo venuti a conoscenza di un episodio, mai riferitoci dalla bambina, in cui una maestra ha rimproverato la bambina davanti alla classe e ha addirittura chiesto alla classe “come legge Aisha?” e la classe ha risposto “male!”. Questo è stato il primo anno alla scuola elementare. Una tragedia per noi genitori costretti a scelte difficili sia sul piano lavorativo, sia riguardo gli equilibri familiari in particolare con i fratelli che notavano una particolare attenzione proprio nei confronti di Aisha. Durante tutta l’estate Aisha ha continuato gli incontri (2 volte per settimana) con la psicologa dell’apprendimento che la segue. In seconda elementare sono arrivate due nuove maestre che non sapevano delle difficoltà di Aisha e così sono comparsi per la prima volta voti diversi “benino”, “rifai”, “stai attenta”. A ottobre-novembre 2006 Aisha ha rifatto i test e anche in questo caso tutta la documentazione è stata consegnata alle insegnanti. Ma un’insegnante rimane convinta che è ancora tutto nella norma e che Aisha non aveva bisogno di essere rinforzata da una terapia “ma se la famiglia decide così….”, le maestre nuove dicono di non aver trovato niente di strano (molti bambini sono così ma poi cambiano), non sanno quasi nulla o nulla sulla dislessia e sulle difficoltà di apprendimento, dicono che vogliono collaborare. Ora, tutto ciò farebbe pensare ai presupposti per una collaborazione scuola-famiglia-terapista. Purtroppo non è proprio così. Noi non sappiamo mai cosa succede a scuola, se nostra figlia segue o meno, se ha compiti a casa, se deve studiare, finire un compito, nulla. Faccio un paio di esempi: i quaderni di Aisha per almeno una settimana rimangono puliti, non scrive nulla a scuola, non ha compiti a casa, sul diario non c’è traccia di nulla. Viene il sospetto che qualcosa non vada e quando si va a scuola si scopre che la maestra aveva detto alla bambina di voler parlare con i genitori. Noi abbiamo capito che c’era bisogno di andare a sapere qualcosa, ma per una settimana nessuno ci ha convocato. Ma il suo diario è pulito, nelle pagine dove scrive non si capisce: le parole non sono complete o mancano, a volte non si decifra cosa ha scritto e lei non si ricorda. I nostri rapporti con le maestre sono cordialmente tesi, nel senso che in classe ci sono bambini che a loro giudizio sono più problematici. Non c’è la segnalazione delle sue difficoltà a scuola, dei suoi errori più frequenti per aiutare la terapista a fare un lavoro mirato e che, quando è possibile, vada di pari passo con le attività svolte in classe. Alla fine della seconda elementare Aisha fa nuovamente i test e finalmente, sia per l’età sia per la classe frequentata, è possibile avere una diagnosi di dislessia. Ora Aisha sa di essere dislessica, non le è stato nascosto! Anzi, ora nostra figlia sa per quale motivo ha difficoltà a leggere e scrivere, sa di essere come lo zio e il cugino e ne è fiera! Sa di essere come Walt Disney! Perché vi abbiamo raccontato questa storia? Perché sappiamo che molti bambini sono come Aisha e aspettano solo che qualcuno si accorga che non sono svogliati, pigri o peggio ancora stupidi! I dislessici sono persone che apprendono in modo differente. Sono persone che per un verso hanno un marcia in più, ma per il verso scuola hanno troppe marce in meno. Ai bambini diciamo: coraggio, abbiate la forza di dire quale è la vostra difficoltà… e se non con le parole… con un disegno. Ai genitori diciamo: coraggio, abbiate la forza di sostenere i vostri figli… e se non con le parole… con gli abbracci. Agli insegnanti diciamo: coraggio, usate la vostra posizione nella scuola per comprendere e aiutare chi ha difficoltà di apprendimento… e se non con le parole… con l’affetto. A chi non sa cosa sia la dislessia diciamo: in Italia esiste un’ associazione AID, diffusa su tutto il territorio, cercateli sapranno aiutarvi. Un saluto caloroso a tutti.

Mamma e papi "

domenica 18 novembre 2007

COME PARLARE DI DISLESSIA AI BAMBINI

In una rivista per bambini, nel numero di novembre, è stato pubblicato un articolo a fumetti per spiegare ai più piccoli che cos'è la dislessia.

Con illustrazioni e parole semplici viene raccontato cosa succede al bimbo dislessico quando prova a leggere, oppure perchè mentre gli altri riescono facilmente in certe attività quali il copiare dalla lavagna, l'allacciarsi le scarpe o il discriminare la destra dalla sinistra, lui trova difficoltà.

Nel fumetto vengono sfatati alcuni tra i pregiuzi più comuni, primo fra tutti il fatto di credere che i dislessici sono semplicemente persone pigre!

Personalmente ritengo questo articolo un materiale molto importante in quanto può essere un valido spunto per affrontare l'argomento in quelle classi in cui sono inseriti bambini dislessici che necessitano di un percorso diverso rispetto ai compagni (ad esempio tempi più lunghi nelle attività, esercizi ridotti, interrogazioni programmate, l'uso del pc o della calcolatrice...) affinchè tutti i bambini comprendano che la dislessia è una particolarità personale che ostacola l'apprendimento attraverso la metodologia tradizionale; esattamnte come può esserlo la miopia: un miope se non usa gli occhiali non vede, se non vede è ostacolato nello svolgere compiti che per altri sono banali e normali....

In questo modo, lavorando sulla convivenza civile e sul rispetto dell'altro, si potranno prevenire rischiose discriminazioni e pericolosissimi sensi di colpa.
(Questo è il sito del giornale http://www.ciaoamici.it/home.asp )
Un altro libro molto interessante e utile per affrontare in classe il tema della dislessia è :

"Il mago delle formiche giganti" Ed libri liberi


E' un libro che ho letto a mia figlia durante l'estate, è divertente , diretto e molto scorrevole. Permette al bambino di immedesimarsi nella situazione comprendendone le problematiche in modo chiaro, senza pregiudizi.



venerdì 9 novembre 2007

LE DIFFICOLTA' PSICOLOGICHE DEL BAMBINO DISLESSICO


vi riporto il link da cui effettuare il download della relazione del convegno "le difficoltà psicologiche del bambino dislessico" tenuto nel 2004 presso il MIUR.
Nel documento vengono date indicazioni sugli aspetti comportamentali da osservare e tenere presenti come campanelli d'allarme di una situzione di disagio; inoltre vengono spiegate le conseguenze di un mancato riconoscimento del disturbo, fornendo indicazioni pratiche su come sostenere il bambino che si rende conto di avere delle difficoltà specifiche di apprendimento.

http://www.dislessia.org/portale/downloads/Aspetti%20Psicologici%20Mercuri-Montanari.ppt

domenica 4 novembre 2007

IMPARIAMO A CONOSCERE LA DISLESSIA (PRIMA PARTE)

CHE COS'E' LA DISLESSIA?


La dislessia è un disturbo che ostacola la normale capacità di lettura e scrittura.

La dislessia è un problema di codifica dei segni.

Il dislessico ha difficoltà a riconoscere e capire i grafemi (cioè i segni ), di conseguenza, non riesce ad associarli ai fonemi, cioè per lui è davvero difficile acquisire l'automatismo che permette di associare lo scritto al suono.


Di conseguenza avrà serie difficoltà anche nella scrittura, cioè nella traduzione del fonema in grafema.


L'apprendimento della lettura non è un processo naturale ma deve essere insegnato. I maestri devono insegnare l'apprendimento della lettura adeguando la loro metodologia alle caratteristiche degli alunni che hanno davanti.


Quanto sta facendo la maestra rappresentata qui di fianco è un processo molto difficile per il bimbo dislessico, soprattutto se si tratta di un bimbo che sta imparando a leggere e scrivere!

Inoltre, presentare contemporaneamente lo stampato maiuscolo, minuscolo, corsivo maiuscolo e minuscolo può crare enormi difficoltà al bambino dislessico acutizzando sentimenti negativi quali lo sconforto e l'ansia da prestazione, pertanto il rischio d'insuccesso aumenta drasticamente.

Infatti per i dislessici è molto più semplice leggere e scrivere in stampatello.

Anche il metodo globale, come afferma De Grandis, è stato spesso tacciato come responsabile dei maggiori insuccessi legati alla letto scrittura, quindi, inadeguato per bambini di cui si sospetta un DSA.


QUANDO SI MANIFESTA LA DISLESSIA?


Come abbiamo detto la dislessia è innata ma poichè riguarda la sfera della letto scrittura si manifesta solo quando il bambino impara a leggere e scrivere, cioè al suo ingresso nella scuola primaria.




questo bimbo potrebbe essere dislessico...





lo scopriremo solo quando inizierà la scuola primaria!






COME SI MANIFESTA LA DISLESSIA?
(OVVERO: QUALI SONO I CAMPANELLI CHE CI DEVONO METTERE IN ALLARME)


Il bambino dislessico:


  • non legge in modo fluente

  • inverte lettere e numeri (ad esempio legge "oi" invece di "io")

  • è lento sia nella scrittura spontanea sia in quella sotto dettatura

  • presenta enormi difficoltà nella copiatura dalla lavagna (questo processo per noi banale risulta essere molto complesso per un qualunque bambino)

  • commette di frequente errori ortografici

  • salta parole o intere righe

  • presenta difficoltà di organizzazione spazio temporale (ad esempio nell'uso e nell'organizzazione dello spazio del quaderno)

  • può avere disturbi nella lateralizzazione che si manifestano con un uso scorretto di destra/sinistra: alto/basso, ieri/oggi/domani, collocazione di eventi nel tempo, quindi può avere difficoltà con la lettura e l'orientamento del calendario e delle date

  • la grafia non è armoniosa: le lettere non sono omogenee ma di diverse grandezze

  • presenta difficoltà nella scrittura in corsivo pertanto preferiscono lo stampatello maiuscolo

  • sostituisce grafemi simili: p/b /d /q a/o e/a

  • sostituisce fonemi simili: t/d r/l d/b v/f

  • omette le doppie

  • ha difficoltà nell'uso della punteggiatura

  • non riesce ad usare il vocabolario

  • può avere difficoltà nell'acquisizione di informazioni in sequenza: tabelline, mesi, stagioni, giorni, numeri, stagioni, lettere dell'alfabeto

  • ha difficoltà nell'acquisizione e nell'uso appropriato del lessico (pertanto hanno un lessico povero)

  • ha difficoltà nel memorizzare termini difficili

  • ha difficoltà nel ricordare le date storiche, i termini geografici, i nomi delle carte...

  • presenta difficoltà nell'analisi logica

  • ha difficoltà ad esprimere in modo chiaro, coerente e corretto il proprio pensiero

  • ha serie difficoltà nell'apprendimento delle lingue straniere

  • può presentare disturbi nella coordinazione oculo-motoria che si manifesta in atti semplici quali l'allacciarsi le scarpe, ripassare un disegno, lanciare la palla in un canestro...copiare dalla lavagna

  • ha difficoltà nella comprensione del testo perché la sue attenzione è utilizzata nel processo di decodifica

  • può presentare iperattività e disturbi dell'attenzione

  • può essere disordinato e disorganizzato nelle sue attività

( in questo sito è possibile trovare un elenco dei sintomi: http://www.audiblox2000.com/learning_disabilities/dicd03.htm )

SE I VOSTRI ALUNNI HANNO ALCUNE DELLE CARATTERISTICHE SOPRA ELENCATE E' IL MOMENTO DI PARLARNE CON I GENITORI E CON UN ESPERTO .

IN ITALIA UN BAMBINO OGNI 30 E' DISLESSICO

IL DISLESSICO PUÒ IMPARARE A LEGGERE E SCRIVERE?

Il dislessico acquisisce l'automatismo della letto scrittura ma lo fa in modo diverso rispetto agli altri e con tempi più dilatati .

Una volta imparato a leggere e scrivere permangono (ricordate: un dislessico lo è per tutta la vita) difficoltà legate al testo scritto, all'acquisizione, interiorizzazione e uso di nuovi termini. Difficilmente un dislessico diventerà un amante della lettura nonostante possa amare i libri.

Per lui la lettura richiederà sempre uno sforzo enorme!

Il dislessico dovrà trovare delle strategie che gli permettano di raggiungere gli stessi obiettivi dei compagni; dovrà creare un proprio metodo di studio che lo aiuti a compensare il disturbo.

Molti dislessici, soprattutto se non gravi, riescono a creare autonomamente dei metodi di studio efficaci, altri devono essere aiutati in questo percorso.


COM'E PERCEPITO IL TESTO SCRITTO DA UN DISLESSICO?


accedete al seguente link

http://www.readregular.com/english/dyslexia.html



I dislessici hanno difficoltà nella lettura delle parole scritte in ORIZZONTALE, in quanto non riescono a mantenere stabile la vista sulle parole scritte in quel verso; presentano, invece, minore difficoltà nella lettura di parole scritte in VERTICALE .



Come si spiega tutto ciò?

Pare che l'occhio dei dislessici scorra le lettere in verticale perdendo, quindi, il filo di quelle scritte in orizzontale.




STRATEGIA


Per aiutare un bambino dislessico a "non perdere il filo" durante la lettura, lo si può dotare di un cartoncino che copre il testo da leggere e scopre, via via, una lettera alla volta, in tal modo l'occhio non è distratto dalle altre parole e segue la direzione normale di lettura

CHE COS'E' IL QUOZIENTE INTELLETTIVO?



Il quoziente d'intelligenza o QI è un numero derivato da una serie di test standardizzati. Questi test misurano l'abilità di una persona nell'eseguire un certo numero di compiti ai quali la maggior parte delle persone cresciute in quella società saranno esposte, e quindi misurare la capacità di una persona nell'assimilare e ripetere compiti intellettuali meccanici.

SCALA DEL QI


100 normale


120 sopra la media


140 un genio







QUANDO IL QI E' AL DI SOTTO DELLA NORMA SI PARLA DI RITARDO


Questi i diversi gradi di ritardo mentale:

lieve QI da 50-55 a 70

moderato QI da 35-40 a 50-55


grave QI da 20-25 a 35-40

gravissimo QI inferiore 20-25.


Ritardo mentale lieve

Il ritardo è difficilmente evidenziabile nei primi anni di vita.
Il periodo iniziale in cui si nota il problema è quello dell'inserimento nella frequenza scolastica, quando possono sopraggiungere difficoltà nell'apprendimento.
Fino all'età di circa vent'anni i soggetti affetti dalla patologia necessitano di un sostegno nell'adattamento scolastico e sociale. Possono conseguire un'autonomia sociale e lavorativa ugualmente necessiteranno di aiuto.

Ritardo mentale moderato
Il R.M. medio o moderato ha eziologia organica e gli individui affetti da tale patologia rimangono ad un'età mentale di 6/8 anni. Presentano discrete capacità comunicative e con supervisione possono provvedere alla cura della propria persona e allo svolgimento di lavori semplici. Hanno relativa autonomia nei luoghi familiari e possono discretamente adattarsi alla vita nel contesto sociale, imparando magari a spostarsi senza aiuto impiegando mezzi pubblici (ma solo se precedentemente abituati). Per quanto riguarda l'apprendimento scolastico, comprensione e uso del linguaggio sono lenti e il vocabolario appreso è piuttosto limitato. A scuola, inoltre, viene evidenziato lo sviluppo disarmonico delle discipline (possono per esempio acquisire maggiori competenze in campo matematico che in quello linguistico).

Ritardo mentale grave

Il ritardo mentale grave ha origine organica e l'età mentale dell'individuo si ferma ai 4/6 anni. I livelli del linguaggio sono minimi o assenti, presenta l'olofrase tipica del periodo sensomotorio. Se opportunamente supportato, l'individuo può acquisire una competenza basilare della cura di sé e le capacità di svolgere attività lavorative molto semplici in ambienti protetti e in presenza di personale specializzato. Il beneficio scolastico è limitato dall'insegnamento di materie prescolastiche. Può acquisire capacità per riconoscere parole semplici per i bisogni primari. Sentendosi incapace di far fronte agli eventi, soffre di forme di frustrazione.

Ritardo mentale gravissimo

Il soggetto non è in grado di svolgere le principali funzioni della vita quotidiana. La vita di relazione è per lo più ridotta. Linguaggio per lo più assente o fortemente compromesso con non più di 10/20 parole comprensibili con difficoltà. Necessità di sostegno è pervasiva, occupa tutta la durata della vita e deve essere continua.








sabato 3 novembre 2007

CHE COSA SI CHIEDE AGLI INSEGNANTI: PARTE SECONDA

AGLI INSEGNANTI SI CHIEDE DI CONOSCERE I DSA




Come abbiamo già detto i DSA sono i disturbi specifici di apprendimento pertanto in quell'acronimo vengono raggruppati diversi tipi di difficoltà la cui più frequente è la DISLESSIA.


ATTENZIONE!




Un errore che non bisogna MAI commettere è quello di confondere i DSA con l'handicap.


I DSA non sono un handicap e non sono nemmeno una malattia. I DSA sono un disturbo legato a un diverso modo di apprendere, pertanto, questo disturbo crea dei disagi nei soggetti che presentano un DSA .



RICORDATE:




Dislessici si nasce , non si diventa (a parte casi particolari di cui poi vi parlerò).


Poiché si nasce dislessici, cioè la dislessia è scritta nei cromosomi (non sono rari i casi di famiglie in cui il disturbo è manifesto in più persone. Quest'estate ho conosciuto la mamma di 4 ragazzi, tutti dislessici!) non si può guarire, non esiste una cura che fa sparire la dislessia. Però, come per qualunque altro disturbo cronico, esistono delle strategie che permettono di alleviarlo, di conoscerlo, di affrontarlo nel modo opportuno (vi spiegherò come) ed esiste la prevenzione del disagio che nasce non solo con l'intervento precoce ma, soprattutto con la conoscenza, da parte di scuola e famiglia, del disturbo e delle sue peculiarità.



ATTENZIONE ANCHE A ....



Non confondete i DSA con le DIFFICOLTÀ di apprendimento.



I DSA sono un DISTURBO SPECIFICO dello sviluppo cerebrale che determina difficoltà, più o meno serie, nell'apprendimento delle abilità scolastiche.



Nelle "Difficoltà di apprendimento", invece, si raggruppano tutte quelle difficoltà che uno studente può incontrare durante il suo percorso scolastico, che possono essere determinate da :


  • Fattori esterni quali l'ambiente socio - culturale (un bambino che cresce in un ambiente poco stimolante sarà maggiormente a rischio di insuccesso scolastico rispetto a un bambino che nasce in un ambiente culturalmente stimolante); l'esperienza scolastica pregressa oppure la casualità.



  • Fattori interni quali il carattere, lo stato d'animo, la motivazione e la capacità attentiva.


RICORDATE ...


I bambini con DSA presentano difficoltà nelle abilità di calcolo di lettura e di scrittura, pertanto, rientrano nei DSA:

  • la disgrafia (cioè la difficoltà nell'automatizzazione della scrittura)

  • la disortografia (cioè il disturbo legato al sistema ortografico)

  • la discalculia (cioè il disturbo relativo alle abilità matematiche)

  • disturbo della comprensione del testo (si manifesta con l'incapacità di cogliere il significato del testo)

  • la dislessia (è un disturbo che interessa l'automatizzazione delle procedure di transcodifica dei segni scritti in corrispondenti fonologici)

I soggetti con DSA sono persone :


  • con un QI nella norma
  • senza alcun deficit a livello sensoriale
  • senza deficit di tipo neurologico

Se un bambino presenta un QI inferiore a 80, oppure ha deficit sensoriali o neurologici ha un handicap e non un DSA.


E' IMPORTANTE RENDERSI CONTO CHE....


Gli insegnanti non sono responsabili della manifestazione della dislessia, ma hanno un ruolo fondamentale per identificarla aiutando i bambini con DSA.


Pertanto è importante che gli insegnanti imparino a riconoscere i DSA


Di norma i bambini DSA non manifestano difficoltà di:

  • ragionamento
  • comprensione delle consegne orali

  • comprensione del testo

  • comunicazione sociale

Quindi se avete un alunno che presenta le suddette difficoltà è opportuno approfondire la questione attraverso un'osservazione più attenta!